Questo pezzo di vita

di Calexandrìs

In questo pezzo di vita tante cose non vanno per il verso giusto, eppure.

Eppure, mettendo in ordine i pensieri, stasera, mentre ero in tranvia, pensavo che Firenze mi fa bene.
Intanto a Firenze si può essere arrabbiati rabbiosi e polemici.
E si può essere tristi, e disperati per qualche istante.
Per qualche istante, appunto.
Perché depressi, depressi a Firenze non si può essere.
Basta andare in centro e ti passa tutto in un istante: deve essere il marmo bianco contro il cielo azzurro, credo.

Poi a Firenze si mangia tanto e bene.
E un posto dove si mangia tanto e bene non è un posto da archiviare come un posto brutto o triste; ma come un posto di vita, e di opulenza.

Poi a Firenze io piaccio un sacco.
Ho una quantità mai vista di corteggiatori e una serie di amiche che mi dicono che sono bella, e che sto bene.
E in realtà non è vero che sto bene, ma se mi guardo la pelle, e i capelli, e il fatto che mi compro vestiti non neri, e metto i tacchi, e mi trucco, e cambio il colore dei capelli e rido tanto, be’, non sto nemmeno male.
E se me lo dice anche il medico ieri sera (sta molto bene, lo ammetta) deve essere un po’ vero.

E anche se invece non sono molto felice, questo no, qui sono più me di quanto io sia mai stata; porto i miei chili di troppo con sfrontatezza, mi muovo senza paura di essere troppo invadente, posso parlare a voce alta senza scrupolo, perché urlano tutti più di me.

Come dice la mia amica preziosa, “hai l’aria di una disponibilità un po’ zoccola, ma simpatica. Mi metti di buon umore”.

Ecco.
Ci sono un sacco di cose che non mi ha portato questa città, ma questa gioia del corpo, questo essere finalmente me, la devo a lei.

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