Un brutto libro e i cani che non fanno miao

di Calexandrìs

Così ho letto un libro, non bello.
E ci farò anche lo spoiler, ma tanto non dico che libro è.

Comunque.
È la storia di due che si amano si sposano e fanno tre figli.
Lui fa il violoncellista alla Scala e lei amerebbe vivere al mare in mezzo alla natura nei luoghi selvaggi.
Ma lui vuole Milano perché c’è la Scala.
La ama tanto ma ha bisogno di Milano.

Lei odia Milano.
Naturalmente ci vive, ci cresce i figli, rinuncia a molte cose.
Lei odia Milano e ama lui.
Vivere a Milano è un sacrificio piccolissimo per stare con lui.

Ma poi tutta questa infelicità la soffoca e se ne va.
Lui la ama e suona. Ma non basta mica.
Lui dice Io e Me.
E Io e Me per lui sono la cosa più importante.
Lui infatti è sano e felice.
Lei che vive per lui è malata e infelice.
Lei se ne va, ed è la cosa migliore per entrambi.
All’inizio lui non ci crede poi si arrabbia, ma non riesce a soffrire: perché è a Milano e suona; come farebbe a essere infelice se ha le uniche cose che vuole davvero?

Alla fine, insomma, è un libro brutto e senza lieto fine; ma lei ha imparato che bisogna stare lontana da chi non ci ama almeno quanto ama se stesso, e lui ha imparato che le persone hanno un punto di rottura.
Naturalmente lui non soffre nemmeno per un attimo per lei: chi ama se stesso più di tutto il resto non sa farlo.
Infatti la fine è che tutto è bene quel che finisce bene: lei non si sa che fine abbia fatto, ma lui suona il violoncello meglio di prima, ed è felice esattamente come quando amava (per finta) la donna della sua vita.

Il concetto, alla fine è sempre lo stesso.
Puoi fare tutti gli sforzi che vuoi, puoi incaponirti, puoi anche arrabbiarti e pestare i piedi in terra.
Ma i cani non fanno miao.

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