Regole di ingaggio

di Calexandrìs

È da ieri che vorrei scrivere un decalogo sui litigi: come farli e come non farli; ma poi mi distraggo, e niente.

Ma ci sono delle cose che secondo me occorrerebbe imparare.

La prima è che bisognerebbe litigare di persona, guardandosi negli occhi per capire perché l’altro è arrabbiato.
Capire se lo fa per sofferenza, insofferenza, amore, disamore, stanchezza, nervosismo.
Capire, soprattutto, se dal vivo si riesce a litigare, che magari basta un gesto e si sistema tutto.

La seconda è che bisognerebbe fare piccoli litigi spesso piuttosto che uno grande ogni tanto.
E ricordare che non si deve recriminare o rinfacciare, nei litigi.

La terza è che non bisognerebbe frignare, né alzare la voce, ma spiegarsi, e con calma: di solito si litiga perché non ci si capisce.

La quarta è che bisogna sempre pensare che litigare è meglio di non parlarsi: è per questo che non bisogna mettere giù il telefono, a nessun costo, finché si è arrabbiati (e bisogna ricordare che la linea della Wind cade spesso).

La quinta è che bisogna fare pace.
E se si fa in orizzontale e in privato meglio.
Ma anche in verticale e in pubblico si può trovare l’occasione.

La sesta è che si litiga perché ci si parla poco o ci si ascolta poco.
I litigi nascono da elefanti rosa lasciati in mezzo ai salotti; prima o poi ci si va a sbattere.
Per questo è saggio tornare al punto due: piccole incomprensioni si sistemano subito; grandi incomprensioni mai.

La settima è ricordare che se ci si ama quello conta.
Un modo per spiegarsi, si trova sempre.

L’ottava, è forse la più importante.
Quando ci si chiarisce, è bello che la responsabilità sia divisa per due; magari non in parti uguali, certo.
Ma se si discute male, allor a significa che entrambi si sbaglia qualcosa.

E poi bisogna abbracciarsi, tanto.
E fare l’amore, tantissimo.

Annunci