Silenzi

di Calexandrìs

Ho passato dei giorni bene nella mia pelle, senza niente da fare che non fosse pensare a mettere la crema solare ben spalmata per evitare arrossamenti.
Giorni di risate e di cose leggere; di rapporti liquidi, che oggi ci sono, domani no, ma che alla fine sono rassicuranti nel sapere che ci sono, e che non fa troppo male se domani non ci sono più.

Ho nuotato più al largo che in tutto il resto della mia vita (non che ci voglia molto) e più a lungo.
Ma ero con una persona di cui mi fido, quindi è stato facile.
Bello e facile.

Ho guardato la luna, ho dormito per terra, sono stata per la prima volta in vita mia in campeggio; ho scoperto che è scomodo, ma che si può fare.
E le cose scomode scacciano i pensieri.

Ho cominciato a pensare a Firenze come casa, complici un paio di persone simpatiche con cui ho pranzato e la scoperta che conosco i nomi delle vie e sto cominciando ad avere dei piccoli riti miei.
Ho buttato piccole radici, che servono per stare bene, in effetti.

Ho smesso di recriminare sulle cose che non ho e che non avrò a breve, e su quelle che non avrò mai.
Ho messo a fuoco quali sono i miei sogni impossibili e li ho salutati: mi sono scelta una vita diversa, è inutile perdere tempo a frignare per le cose che ho scelto di non avere.
Ho finito di leggere il premio Pulitzer 2013 e mi è piaciuto.

Domani prendo un treno che mi rende felice.
Sono stata quieta e serena per lunghi giorni.
In effetti, ho scoperto che non voglio niente di più di quello che ho già, dal momento che è il massimo che posso avere qui, e ora.

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