La “me me me generation”

di Calexandrìs

Ho appena scoperto che qualcuno ha già coniato questa perfetta definizione della generazione che va dai 25 ai 50 e che quindi io e Amica Preziosa quando ridiamo tra noi dicendo “io io io me me me” non abbiamo inventato niente, eppure è bello averlo pensato da sole.

Persone che non sanno aprire le porte, abbattere gli steccati, rinunciare a qualcosa.
Che siano le tende arancioni (autocit.) il pisolino della domenica (autocit.) o la propria città.
Milioni di persone adulte ferme sui loro passi, preoccupate di non perdere nemmeno un centimetro della loro libertà, della loro indipendenza, della loro autonomia.
Milioni di persone che hanno rapporti liquidi, rapporti virtuali, rapporti a distanza, rapporti a metà; trombamici, amanti, fidanzati originali, coppie aperte.

In un numero sempre crescente di definizioni che nascondono tutti la stessa cosa: la paura.

Paura di essere lasciati e di restare senza niente per aver dato tutto – tutto, non solo una cosa qui e una là – a un’altra persona.

Una follia chiamata amore, che, a ben vedere, non va più di moda.

Annunci