Diario di viaggio 8/8

di Calexandrìs

“Che bello partiamo con il fresco!” è il primo pensiero della giornata.
Che perdura fino a che non notiamo che piove.
Poco, ma piove.
Gente che riesce a fare 5000 chilometri in Normandia all’asciutto che fa piovere in Sardegna: specialisti.
Ma nemmeno ci badiamo: sappiamo per esperienza che io sono portatrice sana di microclima, e infatti la pioggia finisce ma il freschino ci accompagna almeno fino all’uscita Nuoro (la Solitidine); un nome un programma.
Lì arriva un vento caldo improvviso che non ci lascerà più.

Per arrivare a Olbia dobbiamo più volte ingannare l’isola che ci vuole portare, inesorabilmente, sempre a Cagliari.
Addirittura il nostro navigatore per almeno tre volte ci spinge in quella direzione.

A un centinaio di chilometri da Olbia la moto va in riserva; nessuna traccia di stazione di servizio sulla strada se non all’indicazione uscita per Posada.
Così usciamo.
Il primo benzinaio ha il self service che non funziona, ne troviamo un altro e adocchiamo un posto in cui promettono di farci mangiare pizza sandwich e pollo arrosto.
Parcheggiamo lì davanti, c’è una vecchina seduta a un tavolino e un vecchino sulla porta del posto.
Scendiamo, ci togliamo i caschi il giubbotto i guanti.
I marsupi.
Appoggiamo le nostra cose a uno dei tavolini, quello vicino alla signora.
Ci guardano.
Tacciono.
Entriamo.
E una donna che sta uscendo ci dice che è chiuso.
I vecchini lavorano entrambi in quel posto ma non ci degnano di uno sguardo.
Questi fanno concorrenza al cattivo carattere dei liguri, ve lo dico io.

Il viaggio fino a Olbia comunque procede sereno.
Meno sereno è riuscire a raggiungere il centro città: ci riusciamo solo dopo aver percorso tre volte lo stesso passaggio a livello.
Così, alle 17, in perfetto orario, ceniamo a base di pizza e birra e ci mettiamo a fare i turisti in città.
Dato che abbiamo gli stivali i giubbotti i caschi la borsa da serbatoio e i jeans, il nostro turismo si limita a 10 metri quadrati.
Comunque bella Olbia, ma non ci vivrei.

Un’ora prima della partenza del traghetto comincia la caccia al passaggio ponte perfetto.
Mi metto in gruppo con donne agguerrite con figli pronte a fregarmi il posto migliore per dormire.
Io impavida forte dei miei stivali da moto e del giubbotto con i gomiti rinforzati mi lancio su per le scale e identifico un angolino che mi sembra perfetto per farci la cuccia.
Adesso ho due poltrone con un buco in mezzo e un pezzo di moquette bellissima che userò per dormire.
Tutti quello che passano lanciano occhiate piene di libidine al nostro angolino e io sono molto fiera.
Ho anche la TV privata che stiamo già pensando di sabotare.
Il concetto è che se nessuno ci rompe i coglioni esiste la possibilità che io riesca a dormire un paio d’ore.
E dato che domani devo essere a un matrimonio dormire per essere non dico fresca ma presentabile potrebbe essere fondamentale.

[ultime notizie]
Naturalmente dato che sono quella che ha dormito in autobus verso Berlino con 49 adolescenti ho grandi aspettative.
E naturalmente non sono state deluse.
Nonostante il freddo la luce la gente che passa ho dormito e sognato.

E niente.
Mi sa che è davvero finita qui.

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