Skopje

di Calexandrìs

(Sono pazzi questo macedoni)

Skopje è un posto che quando ci arrivi la sera pensi che sia una città enorme e storica e monumentale e che il fatto di fermarti due giorni sia una cosa da scemi perché ci sono mille cose da vedere.
Skopje è anche una città in cui tutto è un pochino troppo grande; per esempio le statue sono DAVVERO troppo grandi.
I palazzo enormi.
I ponti infiniti.
C’è addirittura un arco di trionfo tipo quello di Parigi, ma più bianco più grande meglio tenuto.

Ecco.
Per esempio è tutto così pulito e ben tenuto che un paio di domande te le fai.
Così quando la mattina presto ti alzi e percorri il ponte romano (i romani sono stati a Skopje e tu non lo sapevi) ti accorgi che ci sono un paio di cose che non funzionano.

Per esempio che dopo il monumentale ponte davanti a questi monumentali palazzi ci sono dei cantieri.
E questi cantieri sono cantieri di statue.
Statue?

Ecco.
Così guardi oltre il ponte e ti accorgi che inizia la città vecchia in cui tutto è molto più piccolo.
E ti accorgi che una statua è quella di Alessandro il Macedone e l’altra è di Filippo.
Ma nessuno dei due è di questa Macedonia.
E allora leggi e scopri che Skopje era romana ma non era stata fondata esattamente qui.
E che le mura non sono vere.

E così scopri che gli abitanti di Skopje si sono inventati tutto, uno stato una capitale una città dei monumenti una storia gloriosa.
E hanno fatto tutto in grande, perché dal momento che tutto è inventato alla fine puoi imventarlo come vuoi no?

Così i macedoni si sono inventati tutta una cosa grandiosa che li soddisfa a pieno e io invece di indignarmi ho pensato che hanno fatto bene.
Che se hai una storia triste allora se ne hai le forze puoi cancellarla e rifarla come ti piace.
E inventare i tuoi eroi le tue guerre e le tue battaglie.
E se questo ti dà la forza per farti uno stato nuovo e lasciare la Jugoslavia (qualunque sia la tua Jugoslavia) perché no, dico io.

Poi Skopje è anche un bazar un sacco di minareti le moschee le donne velate e velatissime con i guanti di pelle nera con 40 gradi.
E quella Skopje è esotica e bella ed è vera.
E insegna che non tutto è conosciuto e non tutto è Europa.

Ma la Skopje falsa, quella lì, mi dice che tutto è sempre ancora possibile.
E quindi, insomma, mi è piaciuta tanto.

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