Repetita iuvant

di Calexandrìs

Ancora una volta leggo una cosa, sempre la stessa, se pur declinata ogni volta in modo leggermente diverso, e ancora una volta un pugno enorme mi prende lo stomaco e lo strizza forte,
Devo avere lo stomaco grandicello, perché fa un cazzo di male quando è tutto stretto.

Poi, come ogni singola volta, fingo noncuranza e aggiungo noncuranza a quella che fingo.
Chiamo a rapporto la mia razionalità, utilizzo il mio ragionamento, il buon senso, le cose che so, e le uso come armi improprie per allentare la presa del pugno.

E, dato che sono allenata e non proprio stupida, funziona.

Così guardo una farfalla metaforica che passa, immagino una casa bianca, sfoglio il catalogo dell’Ikea, invento un futuro completamente diverso, conto le pecore, mi dipingo le unghie e dormo.

Va tutto bene.
E anche se non andasse tutto bene, sono una così brava attrice che sono perfettamente in grado di far finta che sì.

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