Leggera

di Calexandrìs

È che sono una pesante, e lo so, e lo ammetto.

Sono pesante nel corpo, pesante nel cuore, pesante nei pensieri.
E nelle frustrazioni.

Non mi scivola addosso niente, perché sono pesante, sì, ma anche spigolosa,
È come se il dolore mi facesse delle pozzanghere addosso e avessi bisogno di sole per asciugarle.

Ho sempre una serie di strategie sotto mano per sfuggire al dolore, che cominciano dal guardare il calendario e autoassolvermi con la scusa del ciclo, che passano attraverso considerazioni intelligenti sul livello di zuccheri, la stanchezza, il lavoro, e finiscono davanti a una pergamena dove recito a voce alta.
Di solito mentre piango.

Sono una che ha un sacco di desideri e si arrabbia e si frustra e si dispera quando non si avverano.
Come se avesse cinque anni e avesse perso il peluche con cui dorme.

Non dimentico niente, non lascio andare niente.
Mi si attacca tutto addosso e mi viene una seconda pelle che voglio staccarmi a morsi.
Ho di nuovo le lacrime da ricacciare e i pensieri fuori controllo e i ragionamenti che uno attaccato all’altro arrivano di nuovo davanti alla solita soglia.
So che l’unica soluzione è uscire.

Come al solito, resto dentro.

Passerà.

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