Lettera

di Calexandrìs

Cara bambina di otto anni che ti nascondi qui dentro, da qualche parte,
io lo so come stai, sai?

Hai un estremo bisogno, a volte, o spesso, a seconda dei periodi, delle difficoltà, dei giorni del mese, del tempo, di un adulto che si cura di te, che ti abbraccia, che ti dica “ci penso io” e che ti rassicuri dicendoti quello che nei film i genitori dicono sempre ai bambini prima di dormire “ti voglio bene”.

Io lo so come ti senti, perché ti tengo qui, da qualche parte sotto lo sterno, e ti sento agitare, e battere i piedi, e vedo che hai la bocca con gli angoli rivolti in giù è le lacrime che premono per uscire anche se fai finta di niente e guardi fuori dalla finestra le lucine delle case che ti ricordano sempre Natale.

Io lo so che vorresti scendere da questo mondo grande e metterti a sedere su un gradino e piangere e piangere e piangere fino a farti venire mal di testa, sicura che a furia di piangere e singhiozzare qualcuno si fermerà, ti darà un fazzoletto di stoffa, come quelli che usavi quando avevi la mamma, e ti chiederà che cosa c’è che non va.
E allora tu potresti raccontare che non c’è niente che non va, ma che non sei abbastanza grande, e abbastanza forte, e abbastanza coraggiosa, e che vuoi le coccole, vuoi sederti in braccio della mamma e chiederle di consolarti, e vuoi avere un papà che risolve i problemi e non te ne crea, e vuoi giocare, sicura che gli adulti penseranno alle cose serie, perché le cose serie non sono i compiti dei bambini di otto anni, che sono occupati a crescere e a scoprire le bellezze del mondo.

Cara bambina di otto anni che ti nascondi qui dentro,
devo dirti una cosa.

Intanto non hai più otto anni.
Intanto non c’è la mamma da cui andare a piangere perché ti sei sbucciata le ginocchia.
E papà ha da fare altro, che per altro non è una novità, quindi smetti di frignare per questa cosa.

Cara bambina di otto anni che ti nascondi qui dentro,
io sono la tua adulta.
Se hai bisogno di essere abbracciata devi chiederlo a me, se hai bisogno di essere consolata devi chiederlo a me, se vuoi giocare, devi prima finire i compiti.

Cara bambina di otto anni,
io lo so che per te spesso non sono abbastanza brava, o abbastanza grande, o abbastanza rassicurante.
Lo so, e mi dispiace.
Ma ci siano solo io e te, qui; quindi, per favore, aiutami smettendo di chiedermi cose impossibili, e cerca di essere serena, non fare i capricci.
Accontentati di quello che c’è.

Soffiati il naso.
Dammi la mano.
Ti voglio bene.

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