Le due e un quarto

di Calexandrìs

Non è che stanotte io abbia dormito un granché, se alle due e un quarto facevo pensieri filosofici e alle otto e mezza facevo colazione, ma tant’è.

Stanotte, alle due e un quarto, ho pensato un sacco di cose, ne ho ricordate un sacco di altre, che erano collegate alle prime, e ho capito un cosa.
Ho capito perché mentiamo.

Noi mentiamo per paura, certo.
Per non ferire gli altri, anche.
Per salvarci il culo, soprattutto.

Ma, più di ogni altra cosa, mentiamo perché non riusciamo a fidarci di chi ci dice ti amo.
Perché conosciamo abbastanza bene e abbastanza a fondo l’oscurità che ci abita, e non riusciamo a credere che chi ci dice ti amo sappia poi amarci così tanto, o così bene, da perdonare i nostri errori.
Così mentiamo per sfiducia nell’amore, e perché guardiamo con aria diffidente il perdono.

Imparassimo a perdonare noi stessi, e gli altri, allora forse sapremmo che il perdono è possibile.
E allora, di sicuro, sapremmo che possiamo dire la verità.

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