Frammenti

di Calexandrìs

Ieri sera c’era un’aria di neve, e allora pensavo a quella cosa che dico sempre, che suona come “nevica” “anch’io” e pensavo che sono stanca di dirti che nevica al telefono, ma poi pensavo che magari da vicino invece che “Nevica” ti direi cose meno romantiche, e allora mi sono sforzata di pensare che forse, come per altro sempre, le cose sono perfette così, come sono, ed è inutile lo sforzo di cambiarle.

Poi riflettevo e mi chiedevo quali sarebbero le nostre quotazioni, se fossimo cavalli in palio per il Derby; ma forse non lo voglio sapere, e illudermi pensando che siamo i favoriti.

Poi mi è venuta in mente quella cosa che tradurre e un po’ tradire, perché tradurre significa tradire il senso, e allora riflettevo su cosa significhi invece tradire, che qualcuno, non ricordo più chi, ma forse Galimberti, diceva che il tradimento è necessario all’evoluzione, ed è il motore del mondo.
E ci rifletto, e penso a cosa sia per me, vedere tradotto il senso di chi siamo stati; e penso che forse sarebbe stato meglio di no, ma chi lo sa, poi, davvero.
Perché le cose si vedono alla fine di tutto, e noi siamo un abbozzo, quindi per capire cosa è successo occorre aspettare che io quadro sia completo.

E così mi sono ricordata che la prima volta che un fiorentino è venuto qui da me, e io l’ho tenuto a distanza, mentre lo accompagnavo in stazione gli ho detto “cerca una brava ragazza vicina, comoda da vedere, e facci cinque bambini”.
(La gente non mi ascolta, va detto).

Così mentre salivo dal garage pensavo a questa cosa di avere una fidanzata vicina, e mi chiedevo quanto manca prima che tu ne trovi una più pratica da abbracciare, e che ti soddisfi così tanto in ogni tuo angolo nascosto da farti sentire a casa.

Poi ho alzato lo sguardo, e ho pensato che ho dimenticato larghe parti della mia vita, e non so perché l’ho pensato proprio in quel momento, ma alla fine credo che vada bene così, perché si dimenticano le gioie, ma, anche, e soprattutto, i dolori.

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