Tagliare

di Calexandrìs

Premesso che io sono una pessima sognatrice, quindi quando sogno qualcosa di solito non ha alcun significato, e comunque non sono veggente, e comunque un sacco di premesse oltre tutte queste, è una settimana che faccio brutti sogni.

Sogni in cui litigo con la mia defunta madre che torna, invecchiata e non più bella, a giudicare la mia vita, le mie amicizie e la mia relazione (e io non ho altro coraggio che dirle “non voglio rimanere sola” mettendo così in scena il film per cui potrei vincere l’Oscar come migliore attrice non protagonista delle mie paure, perché quella cosa lì, quella di aver paura di rimanere sola era la sua paura, e quella di mio padre che io ho assorbito, mica una cosa che nasce da me).

Sogni in cui devo correre a portare mio padre in ospedale, e credo sia una sciocchezza e invece è una roba seria e io ho paura paura paura che muoia, ovvio.

Sogni in cui mio padre ha un infarto carotideo (si può avere un infarto carotideo?) e io sono con Te, e lui disturba il nostro incontro, con il suo infarto carotideo, e io devo portarlo in ospedale e allora mi dico colgo l’occasione per dirgli di noi, tanto non è che posso fare più danni di così.

Sogni in cui ti mando un messaggio d’amore, ma poi in realtà lo spedisco a un collega del genitore (ho questa voglia di parlare a mio padre di Te, e non so come fare, mi pare chiaro) e allora il mio ex marito viene a farmi una scenata di gelosia mai vista, e mi grida in faccia “ma non vedi che siete più stanchi che innamorati?”.
E io in un attimo del sogno mi dico “ma non è che siamo più stanchi che innamorati?” che è una cosa che mi fa una paura folle, perché non voglio essere stanca, voglio essere innamorata.

Sogni in cui mi sposo non è ben chiaro con chi, ma io so che è un matrimonio falso, in cui l’amore è finito me penso che questa cosa che mi sposo quando l’amore è finito l’ho già fatta una volta, forse due a ben vedere, matrimonio escluso, e non ho intenzione di farla una terza volta, ecco, voglio che Tu lo sappia.

E così in questi giorni ho sempre una angoscia che mi accompagna, e io lo so che è l’angoscia che mi lasciano questi sogni qui.
Solo che poi qualcuno mi dice che sono sogni belli, di liberazione.

E così sogno che entrambi i miei genitori stanno per morire, ma non muoiono, maledetti, perché ho capito che devo ammazzarli, devono morire perché sono parti di me che devo uccidere; tutte queste paure, tutte queste paturnie, tutti questi scrupoli, tutte queste insicurezze.

E la mia amica mi dice “schiattali”, e il mio maestro mi dice “non si prendono mai sentieri giusti quando si fugge da una tigre, le tigri vanno affrontate”.
E io penso che la fanno facile, mentre mi contorco per il male di una colica.
Ma nel frattempo sogno che accompagno uno a vedere le tigri in un bosco, e queste maledette invece di farsi vedere si sostituiscono con pavoni, e pernici, e piccioni, e tacchini, altro che tigri, per dire: uno pensa che le proprie paure siano tigri, e poi scopre che son colibrì, vedrai.
E una mia collega che non sa niente di me mi dice che se sono sempre arrabbiata e stanca, come le dicevo oggi, forse devo fare come le mongolfiere, e buttare quello che non mi serve di sotto, per essere più leggera.

E io vorrei prendere una forbice, e recidere tutti questi fili, mandare affanculo mezzo mondo, restare sola, anche se un po’ fa paura anche a me, mica dico di no, e liberarmi.
Liberarmi da me.
Liberarmi di me.

Ci provo, te lo prometto.
Ci riesco, con te.
Per noi.
Io e Te.

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