La percezione di se stessi

di Calexandrìs

Per una vita mi sono sentita felice e fortunata.
Magari non per la mia vita privata, che ho un master in lagna avanzata, ma per le mie scelte professionali, tantissimo.

Per anni ogni sveglia che mi mandava a scuola era accompagnata dalla certezza che io facessi il lavoro più bello del mondo.
Certo, i ragazzi difficili.
Certo, lo scarso riconoscimento sociale.
Certo, lo stipendio non all’altezza.

Ma io entravo in classe e vedevo i miei studenti sorridenti, contenti, fieri.
Attenti, spesso.
Interessati, meno spesso, magari, ma interessati.
E il riconoscimento sociale non era vero per nulla che fosse scarso.
Genitori che prendono ore di permesso per venirmi a parlare, e di solito per dirmi cose positive di me, del mio ruolo, dell’importanza di quello che faccio per i loro figli ogni giorno: se non è riconoscimento sociale questo, dico io.
E poi, è vero, i pomeriggi spesi a studiare, e c’è qualcosa di più bello?
E, al limite, le vacanze lunghe.
Non così lunghe come si crede, che io finisco a metà luglio e ricomincio a fine agosto, ma le vacanze di Natale ci sono, non posso negarlo.
E così pensavo che il mio tempo fosse più prezioso del denaro.
E che quindi lo stipendio fosse sufficiente.

Insomma, una gioia vera e profonda.

Poi, così, per caso, ho messo la testa fuori dalla mia casetta perfetta.
Così ho scoperto che, là fuori, ci sono stipendi dignitosi davvero, non come il mio.
E ci sono lavori interessanti davvero.
Di responsabilità davvero.
Riconosciuti davvero.

È stato come svegliarsi e scoprire di avere fatto la scelta giusta per la moglie di un professionista che intendeva avere e crescere dei figli, che poi in effetti è quello che sono stata e che ero, a ben vedere, quando ho scelto di fare il mio lavoro.

Poi ho perso quel mondo lì, con gioia, per altro, e faccio un lavoro perfetto per una che ha un marito che guadagna il doppio e che ha due figli da accompagnare in piscina.
Solo che, incidentalmente, non ho né un marito che guadagna il doppio, né due figli da accompagnare in piscina.
Quindi questo tempo prezioso che ho per me non ho da impiegarlo per cose d’amore, e non ho le risorse sufficienti per impiegarlo, che ne so, per fare progetti grandiosi.

È come essere stati per anni al vertice di una piramide alimentare, e poi, così, tutto insieme, scoprire di esserne alla base.
E vedere la propria gioia dissolversi nel nulla, senza essersene avveduta in tempo.

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