Un post che iniziava come una critica, poi mi faceva venire il dubbio che fosse un po’ come la volpe e l’uva, e finisce per essere un po’ vittimistico, temo

di Calexandrìs

Stasera sono stata a una festa di compleanno di un bambini di tre anni.
Già la follia di farla in un locale, la festa per un bambino di tre anni.
Già la follia di farla senza affittare una sala, e quindi fare una festa contemporanea ad altre feste di bambini e ad aperitivi di adulti.
Già la follia di decidere che i bambini di tre anni devono essere festeggiati la sera.
Chissà perché.

Così mi sono trovata con amici e amiche di vecchia data, tutti intenti a guardare i loro figli mentre ti parlano, e quindi lo vedi che non ti ascoltano, ma pazienza.
Ti chiedono una cosa, ma poi la risposta gliela dai due ore dopo, perché nel frattempo la bambina si è messa a fare i capricci, poi si è fatta la pipì addosso, poi un bimbo ha vomitato, poi uno è caduto.
La domanda era anche vera, in effetti, ma la risposta, così, a rate, forse non lo era, anche se la davo io.
Così pensavo che è una follia che coppie con figli non si parlino più, tutti presi come sono a parlare ai figli e dei figli, e che è una pazzia che non riescano a parlare nemmeno con altri adulti perché ogni momento c’è una necessità più impellente.
Non la loro, ma quella dei bambini.

E mi sentivo molto intelligente, io.
Poi mi è venuto il dubbio che fosse un po’ come la volpe e l’uva, e che forse in realtà il fatto che mi tocca è che nessuno abbia voluto fare un figlio con me.
Una specie di marchio di fabbrica al contrario, il segno di essere sbagliata.
I figli li fanno tutti, cazzo, anche gli analfabeti, e nessuno ha voluto farne uno con me: c’è da pensarci, altro che essere fieri di avere quarant’anni e non avere altro pensiero che non se stessi, cazzo.

Poi, venendo via, pensavo che c’erano persone che non vedevo da anni, anche un’amica con cui litigai molto anni fa, e io non ricordo perché, ma lei sì, infatti quasi non mi ha salutato, e tutti a chiedermi che novità avevo, perché, dicono “tu hai sempre novità”.
E io che faccio la vita mediocre di cui mi lamento sempre pensavo che sono strani, a chiedere a me, ma a sentirli parlare le loro novità erano tutte relative alle iscrizioni all’asilo, al pannolino, alla crescita, ai progressi nel togliere il ciuccio, che in effetti non sono grandi cose, a vederle così.
E tutti mi stavamo intorno e mi chiedevano e dicevano ai loro bambini “che bello che c’è la zia matta”.

E così mi è venuto in mente che stasera c’era una coppia senza figli, una con un bambino, due con due figli e una coppia con tre.
Ed è normale, perché abbiamo quarant’anni, Eccheccazzo, se non abbiamo figli ora mica ne abbiamo più.
E poi io, che ero sola.
E mi son vista con gli occhi degli altri, per un attimo, che mi vedono sola, sempre, dal 2003.
Prima perché avevo un amante e quindi lui era clandestino, poi perché avevo un uomo a Venezia, e quindi non c’era mai, poi perché avevo un fidanzato a Firenze, e anche in quel caso lui c’era poco.
E adesso, anche, sono sempre sola.

Così ho preso gli abbracci di tutti, le parole di tutti, me le ho pesate alla luce di questo pensiero, ed è tutto diverso, alla luce di questo pensiero.
E la zia matta forse è solo una persona triste, che sarebbe felice come loro, se avesse avuto accanto una persona che l’avesse amata come si amano loro.

E niente, sono le dieci e venti, e improvvisamente è venuta l’ora di andare a dormire.

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