Frammenti

di Calexandrìs

Ieri sera ho cucinato.
Niente di che, ma l’ho fatto con grande trasporto, e con grande piacere.

E non era una cosa tipo “qualcosa va mangiato” oppure “ti faccio vedere come sono brava”, che poi lo so che a queste cose tu, come me, non ci badi.
Era più un “sei stanco e triste e la stanchezza va curata con l’amore, e un piatto caldo, cucinato davvero invece che riscaldato soltanto, quello è amore”.

E utilizzavo padelle troppo grandi, perché io non ho occhio per i contenitori da cucina, abbiamo deciso, ed ero a mio agio, ma anche più che a casa mia, per dire quanto a mio agio, e per un istante ho anche pensato “ecco io una cosa così in questo modo qui potrei farla anche tutti i giorni” tanto ero centrata e a terra e stavo bene.
Che sono pensieri che hanno il loro perché.

Poi stamattina andarmene è stata una cattiveria, ma mica potevo non farlo, che siamo destinati ad andarcene, io e te, e a sperare di incontrarci un’altra volta.
Che poi, a ben vedere, ho paura che se dovessimo fermarci allora tutto finirebbe, e non voglio che finisca.

Poi, oggi, a Torino, ho fatto uno di quei sogni per cui odio il mio inconscio.
Un sogno con dentro tutte le mie paure sotto forma dell’avvertimento di una persona, che ogni volta che la sogno poi la chiamo, perché so che è un richiamo.
Ma questa volta no.
Perché anche se so che potrebbe avere ragione, anche se so che da un certo punto di vista lo fa per me, anche se so tutte queste cose, io ho dei momenti di gioia e pace e amore profondo solo quando sto con te, Tu.

E quindi anche gli avvertimenti, sicuramente veri, sicuramente motivati, sicuramente profetici, davanti a quella gioia lì, cosa vuoi che siano.

Vorrà dire che sbaglierò un’altra volta.
Ci penserò quando sarà ora.

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