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di Calexandrìs

Giovedì un mio collega alla macchinetta del caffè mi ha chiesto quanti anni ho.
E io ho risposto quaranta.

Poi, ripensandoci, mi sono resa conto che no, avrei dovuto rispondere quarantuno.
Perché domani faccio quarantuno anni, appunto.

Quarantuno, cazzo, sono un sacco di anni.
Quando avevo vent’anni scuotevo la testa guardando le quarantenni che si davano un tono da giovani, invece di essere donne serie, compassate, sposate, sistemate.
E qualcosa d’altro che finisse con -ate.
Me ne ricordavo oggi, quando con i jeggings e le scarpe da ginnastica andavo per negozi.
Cioè.
Facile giudicare quando si è fuori, ma quando si è dentro, ah, come ci si sente giovani quando ci si è dentro.
(Per dire che io stasera vado a fare chiusura in un locale, e faccio le quattro, alla faccia del fatto che sono anziana).

Ma non è per questo che non ho risposto quarantuno al mio collega.

È che quando ero piccola, o giovane, o chissà come definirmi all’epoca, io credevo che a quarantun anni sarei morta.
Sì.
Morta.

Un po’ ero così piccola, o giovane, da pensare che vivere quarant’anni più uno fosse aver vissuto a lungo.
Un po’ me lo sono sempre immaginata questa cosa di morire a quarantun anni.
Chissà perché.
Forse perché è un numero dispari, e preferirei morire con un numero dispari.

Poi c’è da dire che i quaranta sono gli anni della festa, della pienezza.
I prossimi, pieni, potranno essere i cinquanta, ad arrivarci, si intende.
E infatti i miei quarant’anni sono stai pieni di cose.
Ho imparato a stare meglio, per prima cosa.
E a fare un sacco di cose da sola.
E, a tratti, a esserne felice.

Ho anche messo a covare una serie di desideri nuovi.
E mi commuovo più spesso, senza vergognarmene.
E a volte mi guardo allo specchio e penso che tutti i casini per arrivare fin qui sono stati un bel regalo.

Poi penso alle cose più brutte, al fatto che sta per arrivare il momento delle scelte dolorose, e di affrontare la vecchiaia non mia, ma quella ben peggiore di mio padre, e che avrei ancora voglia di iniziare mille cose, e invece il tempo e l’energia sono quelle che sono.

Ma intanto faccio progetti come se avessi sedici anni.
Anche perché, se morissi davvero quest’anno, mi piacerebbe morire come una giovane.

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