I compromessi della vita

di Calexandrìs

Diventare grandi ha a che fare con il controllo delle aspettative, forse.

Uno a vent’anni immagina una casa grande, un tenore di vita discreto, un lavoro appagante, una forma fisica invidiabile e una famiglia felice, nel proprio futuro.
O, almeno, io immaginavo una cosa così.
Immaginavo anche di essere una che non si sarebbe stancata mai, che avrebbe avuto sempre capelli unghie e fisico in ordine, e che sarebbe stata una buona cuoca, quindi forse, in effetti, le mie non erano aspettative credibili, a vederle oggi.
Ma tant’è. Le avevo.

A trent’anni avevo ormai capito che le case grandi sono piuttosto complicate perché costano molto e si puliscono con fatica.
Avevo un armadio pieno di roba di una taglia inferiore alla mia che tenevo “perché non si sa mai” e sognavo ancora una vita in comune con qualcuno.
Una di quelle cose tipo che ci saremmo divertiti, avremmo girato il mondo, ci saremmo baciati con passione ogni sera al ritorno dal lavoro e poi, con calma, avremmo fatto un paio di figli e saremmo invecchiati piano, insieme, in campagna.

Poi, a un certo punto, mi sono svegliata che avevo quarant’anni, e il tempo per la maggior parte delle cose che avevo sognato prima era finito.

Ho cominciato a ridimensionare le mie aspettative sulle case.
Poi sulla carriera, dal momento che sono riuscita a farmi bocciare a un concorso che forse avrebbe fatto la differenza.
Poi sulla famiglia, perché non ho più tutta la vita davanti, come si dice, e a furia di accompagnarsi con persone che non sentono il bisogno di fare una famiglia con te, poi resti senza tu.

Infine, sono diminuite le aspettative sulle storie d’amore, ché le storie d’amore, per essere tali, hanno bisogno di cuori vergini, pronti a essere spezzati, e invece, dai, a quarant’anni non soffrire è prioritario, e chi incontri ha già sempre così tanto passato alle spalle con le sue tracce indelebili che a guardare nel cuore delle persone ti prende un senso di pena indicibile e non te la senti più di andare in giro con l’intenzione di ristrutturare casa, e ti accontenti di spostare due soprammobili ogni tanto.

Così ti sembra già un’ottima prospettiva avere una storia a singhiozzo e incompleta, che nutre le tue speranze di farla diventare intera, e d’altra parte non ti delude troppo quando scopri che intera non può esserlo per la sua stessa essenza.

Volere meno.
Ecco cosa hai imparato, da vecchia, per essere felice.

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