Sempre la stessa domanda

di Calexandrìs

La domanda a cui non so rispondere quasi mai è quella che ti fanno continuamente tutti: “come stai?”.

Che poi è una domanda che io non faccio, invece, perché se sento una persona al telefono o la vedo, dopo un millisecondo so come sta.
Perché come stiamo ce lo portiamo scritto in faccia e nella voce, non è che occorre essere dei veggenti.

Per questo mi stupisce sempre che me lo si chieda, e mi stupisce anche sempre non sapere la risposta.
Mio padre mi guarda con aria inquisitoria e lo decide così, come sto.
Di solito, va detto, sbaglia.
Sbagliano quasi tutti quelli che “ma io ti conosco bene”.
No, ciccio, non mi conosci per nulla se riesco a farti credere che sono di buon umore quando invece no.

Quindi, come sto?
Non lo so, l’ho già detto.

So che fatico ad essere di buon umore.
Fatico ad avere voglia di fare delle cose; anche cose belle.
Fatico a immaginare un futuro diverso da questo presente opprimente.
Fatico a trovare la porticina della stanza senza finestre.

Quindi sono sicuramente affaticata.
Meno felice, mi ha detto ieri un’amica.
Ed è vero.
Non sto male, quasi mai, a meno di incroci astrali terrificanti: che so, il ciclo, l’ovulazione inutile, il raffreddore, il non poter camminare, l’essere ingrassata.
Cose così.

Non sto nemmeno davvero davvero bene, quasi mai, qualunque sia la circostanza.

Mi sento un po’ come una “nata da poco” (grazie a Silvana De Mari per questa definizione perfetta), che si guarda intorno e cerca di capire se le piace quello che vede.

Quando lo scopro, poi, magari lo scrivo.

Annunci