To play

di Calexandrìs

La prima cosa che impari a fare è camminare.
Se uno vi raccontasse quanto si cammina, a un corso di teatro, non ve lo immaginereste mica.
Cammina.
Cammina in modo neutro.
Cammina secondo le indicazioni.
Riempi tutto lo spazio.

La seconda cosa che si impara a fare è guardarsi negli occhi.
Tu sei lì che cammini, in modo neutro, facendo attenzione a riempire gli spazi lasciati vuoti dagli altri, che non hai mai visto prima, e poi devi guardarli negli occhi, questi qui che non conosci.
Se ci pensi è una sciocchezza, ma a farlo, davvero, non tanto.

Poi impari di nuovo a giocare.
Di solito con giochi invisibili.
Di solito a palla.
Tiri una pallina che non c’è a gente che non conosci e che devi guardare negli occhi.

Così, dopo un paio di settimane che fai questa cosa sciocca, improvvisamente cominci a riconoscere gli sguardi di Michele (si chiama Michele, vero? Lo vedi solo un’ora a settimana, non sei mica sicura di come si chiama), il sorriso di Nicoletta quando è stanca, la smorfia di Chiara quando è imbarazzata.
Cominci a sentire come stanno gli altri, mentre cammini.

Poi impari a toccarli, questi sconosciuti, che non sono più così sconosciuti, ma lo sono ancora abbastanza, eh.
Poi ti pare che loro si conoscano tutti da sempre e tu invece no, ma questa è la tua paranoia fiorentina, che da quando sei a Firenze ti pare che si conoscano tutti o che parlino in un codice a te estraneo.
Respirare.
Far scivolare la paranoia.

Imparare a dire sì, anche quando non capisci, anche quando non sai che cosa abbia in mente l’altro.
Dire sì e poi vedere cosa aggiungere all’idea di Gianni, o di Martina.
Fidarti.

Così, dopo qualche mese, tutto all’improvviso, perché il tempo bello vola, sei sotto un riflettore e speri che Letizia ti suggerisca la situazione giusta, che Carlotta non faccia l’accento romano, che se ti capita il cambio di personaggio non sai come fare a fare l’accento romano, e sei fiera di vedere Claudia e Daniele con un telegramma invisibile in mano e Martina che passeggia come solo lei sa passeggiare.

E lo sai che tutto inizia da una stanza in cui si cammina e sembra che non abbia senso.
E ti godi quei minuti di felicità così intensa che non vedi l’ora di rifarlo.

Annunci