Dei treni

di Calexandrìs

(In questi giorni chiedevo alla mia vita una vita autentica, e la mia vita mi ha spalancato la porta sull’autenticità.
Per dire che ne facevo a meno, anche, ma che è sempre meglio sapere in quale campionato stai giocando, così eviti di giocare a scacchi mentre invece sei all’olimpiade di tiro con l’arco alla schiena.
E poi già lo diceva Bacone che sapere è potere, quindi posso un sacco, oh.
Poi qui ci starebbe anche tutto un discorsone sul perché spesso non chiedo alla mia vita niente e me ne sto zitta zitta senza ingonghiare mai; perché ogni volta succede qualcosa, ma non è garantito che sia qualcosa di bello.
Tant’è)

Allora così, pensavo stanotte, alle quattro, su un divano al buio, che la vita ha a che fare con una serie di treni.
Alcuni li prendi, altri li perdi, i peggiori prendono te.

Nell’ultimo caso, sappiatelo, i treni sono un pessimo mezzo di locomozione da cui farsi prendere, perché non lasciano nulla, dopo che sono passati.

Ma proprio nulla.

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