Passi

di Calexandrìs

Se seguissi una delle regole dei dodici passi credo che questo sarebbe quello in cui chiederei scusa.

Scusa a tutti quelli che ho guardato negli occhi con lo sguardo limpido e a cui ho mentito, sapendo di mentire, per esempio.
Ma per quello ho già pagato molto e sto già pagando ora.
Con gli interessi anche.

Ma soprattutto chiederei scusa a Stefania.

Stefania l’ho vista tre volte in tutto e l’ho pensata ogni giorno per sei anni di seguito.
Quando la vedevo mi sentivo inadeguata, brutta, grassa, sgraziata, stupida.
Quando la pensavo, pensavo a lei come alla donna più fortunata del mondo.
Anche quando ero con il suo uomo pensavo che fosse la donna più fortunata del mondo.

Io di Stefania sapevo tutto.
Sapevo dove abitava, quando aveva le mestruazioni, quando aveva l’emicrania, che cosa mangiava, che cosa dipingeva, i pezzi che aveva comprato per arredare casa.
Sapevo che era bella (lo era, molto) che era ricca che era intelligente che aveva avuto una vita complicata, prima di lui.
Sapevo il suo segno zodiacale, che credeva alla magia, che prevedeva un po’ il futuro.

Lei di me sospettava che fossi (e sapeva che ero) quella con cui lui la tradiva e poco altro.
Aveva cercato di scoprire qualcosa di più, con poco successo, attraverso le battute indirette e acide che fanno le donne quando vengono tradite.
Stefania dichiarava che la fedeltà non è un valore, e subiva l’infedeltà con molta eleganza.

Io la pensavo più di quanto pensassi a lui, e ho sempre fatto questa gara invisibile con lei.

Io stavo vincendo, ma tantissimo, e non lo sapevo.

Oggi, ecco, io oggi penso a Stefania con affetto e un sacco di empatia.

E se potessi le chiederei scusa perché quella fortunata, tra noi due, ero io.

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