Memento

di Calexandrìs

Sono momenti speciali, quelli in cui sopravvivi a un terremoto e fai il conto delle cose che sono rimaste in piedi, per capire se sono abbastanza solide da essere fondamenta per altro, o se sono almeno abitabili, o se occorre buttare giù tutto e allontanarsi dalla zona per sempre.

Così ogni tanto mi vengono in mente delle cose, e ogni cosa mi sembra importante, quando invece magari è una sciocchezza, ma non voglio rientrare in casa, se so che può crollarmi in testa.

Per esempio l’altro giorno pensavo che per essere liberi bisogna non avere la necessità di avere una strategia.
Essere uno.
Un pensiero, una parola, uno sguardo, una vita.
Muoversi senza strategie, convinti che la terra ti sostenga è la mia idea di libertà, oggi.
Avere fiducia.
Essere sinceri.
Ricevere sincerità.
(Quanta banalità, tutta insieme)

Ieri, invece, ho capito che si vive benissimo con un sacco di sensi di colpa.
Ma si vive malissimo quando si viene umiliati, o degradati, o calpestati.
Per cui questo blog e me stessa decidono che non è affatto vero che è meglio essere feriti che ferire.
Meglio ferire, sempre.
Essere feriti indebolisce, invalida vite intere.
È come essere infettati da qualcosa che ti mangia dentro.

Sempre ieri, poi, pensavo che quello che è giusto fare o doveroso fare sono spesso diversi da quello che si vuole fare.
E pensavo che mi piacerebbe essere una che vuole la cosa giusta, dal momento che la cosa giusta la vede spesso con chiarezza, ma non la fa quasi mai.

Non fare quello che è giusto.
Ma volere quello che è giusto.
E credo che questa differenza qui sia di quelle che possono cambiarti la vita.

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