lacasadelsole

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Mese: agosto, 2014

1 settembre

Oggi compiresti 78 anni, e anche quest’anno sono contenta perché non puoi invecchiare e vederti imbruttire.

Buon non compleanno, mamma.

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Il presente, il regalo, quelle cose lì

Oggi ero da Leroy Merlin che cercavo delle cose per la casa nuova, tipo un modo per coprire delle piastrelle orribili spendendo niente, perché sono una ottimista, in fondo.

E guardavo le tende (un mio ex le chiamava le mutandine della casa, e diceva che devono essere scelte belle e in fretta perché non si esce senza mutandine) e altre cose coloratissime.

E pensavo alle cose, e insieme pensavo che anche questa è una casa di passaggio, e che sinceramente non lo vorrei nemmeno questo passaggio qui; che mi piacerebbe già essere al prossimo, sperando che sia quello giusto, una volta tanto.

Ed ero lì che pensavo proprio a quello e ha cominciato a venirmi su una paturnia, la paturnia “ma poi magari non succede, e se succede chissà quando, e poi figurati sicuramente non succede, figurati se andrà bene e comunque sarà troppo tardi“.
Insomma, quella paturnia lì, che se mi parte non mi passa più.

E invece mentre ero lì in mezzo a quella paturnia lì, nemmeno dopo trenta secondi, ho pensato che il trucco è, e continua a essere, quello di vivere esattamente dove si è.
Il trucco per essere felici è essere interamente presenti a quello che si fa, non nel guardare le tende per una casa e già fantasticare su una casa e una vita che non ci sono ancora.

E miracolosamente ho respirato, e le tende erano soffici e bellissime.

E mi sono ricordata che devo essere viva ora, con quello che ho qui ora.
Non domani, ma in ogni istante.

Foto

Ho una serie di album con foto, tendenzialmente brutte, di me e del mio passato.

E nulla.
Li ho sfogliati e mi sono messa a piangere davanti a quella giovane donna molto più magra (oh quanto ero figa da giovane) e molto più ingenua.
Una che sorrideva credendo davvero di avere tutta la vita e tutte le possibilità davanti.

Dovrebbero dirtelo subito, che non è vero, perché rivedere quei sorrisi lì, adesso che non sono più capace di farli, è una cosa da spaccare il cuore.

Dubbi esistenziali (sì metto i libri in ordine alfabetico di autore)

Ho un sacco di libri di gente con la F.

Ma pochissimi di libri di gente con la G.

Le parole che non dirò mai

Mio.

Figlio.

Le cose che non riesco a buttare (post in progress)

I miei cellulari vecchi, dal 1997 in poi.
Lì dentro ci sono dei messaggi d’amore bellissimi, che non leggo mai per non scartavetrarmi il cuore, ma che sono la prova che il mio passato non fa così schifo come mi racconto.

I miei spartiti di quando studiavo canto.

I miei copioni teatrali, tutti disegnati, colorati, sottolineati.

Libri new age, che ancora guardo con affetto, perché mi hanno dato tanto.

I libri su cui ho preparato il concorso; oggi troverei le stesse cose on line, ma li voglio a portata di mano, tutti studiati.

La lezione di DFW (un post senza una logica)

Ieri sera non mi sono entrati i jeans.
Non erano “un po’ stretti”.
Erano quattro centimetri troppo stretti.

Così ho pensato che ieri mattina un tot di colleghi (sei o sette senza distinzione tra uomini e donne, ma in maggioranza uomini) mi hanno detto che ero bella, bellissima.
Al quinto ho capito di essere ingrassata, perché quando mi dicono che sto bene o che sono bella di solito sono ingrassata, ci ho fatto caso negli ultimi anni.

Così, ieri sera mi sono guardata alo specchio e mi sono vista come sono: grassa.
Flaccida, molliccia, quelle cose lì.

Che c’entra DFW, quindi?
Non lo so, ma ho capito che c’entra sempre.

Io quest’anno mi sono letta le 1200 e passa pagine di infinite Jest e ogni tanto mentre sto facendo altro mi vengono in mente e niente, è un fottuto capolavoro pieno di ottime idee.
Quella che pensavo di usare per ogni momento della mia vita è questa qui, che è di una banalità esagerata, ma nessuno mai te le dice, le banalità.

Il libro parla di tutto, e parla anche di droga.
Un sacco di droga.

E parla di come disintossicarsi.
E dice che ogni volta che decidi di disintossicarti e fallisci, fallisci sempre per lo stesso motivo, che è il fatto che pensi “da adesso in poi non prenderò più sostanze”.
E questo “da adesso in poi”, amico del “per sempre” è terrificante, perché è inaccettabile.
E appena dici “da ora in poi” sei già alla ricerca della droga.

A me succede con la dieta.
Appena dico “da ora in poi non mangio più dolci” vado a comprare un gelato.
La soluzione, dice DFW, è facile.
Pensare: “per oggi, per queste due ore, per questo istante”, e pensarlo ogni istante e di nuovo.
Spezzettare il tempo in intervalli sempre più brevi fino a rendere il sacrificio accettabile.

E, ve lo dico, funziona.
Funziona con tutto, anche con il male, la mancanza, la gelosia, i pensieri ossessivi.
Puoi non pensare alla cosa di cui hai più paura per sempre? No.
Puoi non pensarci per due minuti? Certo.

Così questo settembre che arriva, che poi settembre è il mio Capodanno più vero, è il settembre in cui divido il tempo in istanti e cerco di costruire una vita, a partire da questi istanti.
E sono quasi sicura di potercela fare.

(Poi DFW si è suicidato, va detto)

E niente, sto male.

Sono stata molto bene ed evidentemente sapevo che tornare giù sarebbe a stata dura.
Ma non credevo così tanto.

Poi uno quando sta bene fa pensieri grandi.
Grandissimi.
E quando torna con i piedi sulla terra si rende conto che non era nemmeno il caso di farli quei pensieri grandi lì.
Ma uno li ha fatti, e poi viene giù tutto, come un castello di carta per un colpo di vento.

Così sono qui che penso a cosa posso fare per stare meglio.

Pensare all’impermanenza delle cose.
Meditare.
Pregare.
Farmi Reiki.
E poi mettermi un obiettivo grande, ma grande, solo mio, che dipende da me.
Che mi prenda talmente tanta energia da non lasciarmi niente a cui pensare.

Ci sto pensando, forse so anche cosa.
Insomma.
Si lotta.

La miopia dell’anima

Sono miope, e non poco.
Sono miope e mi penso più bella di quanto sono, anche.

Anni fa lessi che i miopi sono tali perché sono persone che hanno paura di guardare il futuro, così diventano miopi per non dover guardare.
Che è una cosa che per me è anche vera.

Ma poi penso che essere miopi è anche un modo per abbellire il mondo, perché nessun miope è in grado di vedere come sono gli altri davvero.

Se mi tolgo gli occhiali sono più bella, e sono più belli anche gli altri.

Poi, ogni tanto, succedono cose che ti fanno vedere gli altri e te stessa chiaramente.
Cose come un paio di occhiali.

Solo che fanno più male.

Asincronie

Non riesco a tornare.

Mi sento sola come non mai.