Casa, case

di Calexandrìs

Il primo vero trasloco, che quelli prima erano aggiustamenti di casa, ristrutturazioni, completi rinnovi, ma non traslochi in senso stretto, è stato nell’ottobre 2003.

Lasciavo una casa ristrutturata da un paio d’anni, con delle bellissime pareti diagonali, un parquet scelto con amore e una cucina gialla con il piano in granito vero e con una cappa così bella che ci feci una delle foto più belle del mio matrimonio.
Finii in una mansarda piccola con un sacco di finestre e un sacco di legno, con troppo caldo, una cucina piccola e marrone e brutta e un materasso usato.
La chiamai Boo-casa. Come il personaggio di Monster&Co.
Era la casa dove sono diventata adulta, una sera alla volta, piangendo molto e amando disperatamente un uomo che mi ha insegnato tutto quello che so della vita.
È stata la casa in cui ho affrontato un furto, un sacco di paure, una dipendenza dallo zucchero, e sono andata avanti.
Una casa che nel 2006 era diventata troppo stretta per il mio bisogno di aria e troppo scura negli angoli in cui si annidavano le mie debolezze e le mie angosce.
Una casa in cui ho tradito, tradimento che mi è quasi costato la vita, e in cui ho sondato le mie parti più oscure, oltre che quelle più chiare.

Così nel 2006 traslocai me stessa a Casa Quadra.
Una casa bianca, amata allo spasimo, con un tono di rosso in ogni stanza, delle tende arancioni in camera, il murales con un sole davanti al letto.
Una casa in cui sono finita in pezzi e mi sono ricucita.
La casa in cui sono morta e nata.
La casa che mi manca come mi manca respirare.
Una casa così mia che la notte spesso mi sveglio e penso di essere ancora lì.

Nel 2011 barattai Casa Quadra con il Quartier Generale, e Torino con Firenze.
Passai la prima sera sul divano a piangere, perché, inconsciamente, avevo capito l’errore.
Era la casa in cui volevo costruite la mia famiglia e una vita nuova: una vita d’amore. Invece è stata una casa fredda, buia, umida, triste.
La casa della disillusione, della fertilità buttata via, dei sogni infranti, delle illusioni che si sono rivelate tali.
Una casa in cui mi è mancata, per ogni singolo giorno di questi tre anni, l’aria.
Il Quartier Generale ha messo alla prova la mia resilienza, e ho vinto io.

Domani trasloco in una casa che ho ribattezzato Tana.
Ogni giorno ci vado qualche ora, e scopro delle cose che mi piacciono.
Ho passato gli ultimi mesi a immaginarmi lì dentro, e mi ci vedo bene.

Se avete fede, se siete buddisti, se siete cristiani, se siete musulmani e stanotte avete una preghiera per me, perché domani io possa finalmente trovare il luogo in cui ricominciare a sognare di essere felice, ecco, io ve le restituirò tutte con gli interessi.

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