Chi sono, chi ero

di Calexandrìs

La storia di trasloco di oggi è un libro da cui cadono dei fogli.

Sono fogli bianchi su cui una persona, io, ha scritto dei numeri.

Ci ho messo un po’ a capire che numeri fossero.

Il primo era il numero di un cellulare cinese; il cellulare che usava il fotografo quando andava in Cina.
Il cellulare che usavo per chiamarlo prima degli appuntamenti su Skype (devo ringraziarlo comunque quell’uomo lì, che insieme alla cattiveria degli uomini mi ha insegnato l’amore e le potenzialità della tecnologia).

Il secondo era un numero cinese, anche quello.
Il numero del consolato italiano a Shanghai.
Lo avevo trovato una notte alle quattro, quando lui aveva mancato il nostro appuntamento telefonico, e io pensavo che potesse essere morto o disperso o accoltellato e lo chiamavo inutilmente.
Lui, naturalmente, stava scopando con un’altra; io, dall’altra parte del mondo, cercavo il numero del consolato nel caso in cui non si fosse fatto vivo nelle 48 ore successive (i film polizieschi ti insegnano che per cercare uno scomparso devi aspettare 48 ore, no?).

Poi sul foglio c’erano due numeri.
Un numero di paese della provincia di Treviso, e un numero di cellulare.
E vicino a questi numeri un nome.

E improvvisamente mi sono ricordata chi era lei, ma non riesco a comprendere la presenza di quei numeri.
Così, ricostruendo a fatica cosa può essere avvenuto, mi sono resa conto che io quei numeri li ho presi dal telefono del fotografo, ed erano i numeri di una con cui io sospettavo che mi tradisse.
Con cui, ovviamente, mi tradiva.
Una con cui, ovviamente, negava di tradirmi, e io, che non volevo credere che davvero potesse mentirmi, soffocavo i miei sospetti, e mi bevevo le sue parole d’amore.
Ma, evidentemente, avevo spiato il suo cellulare, e avevo preso il numero di telefono.
Si chiamava Gloria.

Mi sembra superfluo dire che non l’ho mai chiamata.
Anche perché cosa avrei potuto dirle?
“Tu scopi con il mio uomo”?
Mio?
Non diciamo sciocchezze.

Una donna il numero di un’altra lo prende, ma mica lo usa.
E non lo usa per evitare l’umiliazione.

Ma la cosa più interessante è che se io avessi dovuto giocarmi la mia stessa testa sul fatto che non avevo mai preso il numero di Gloria io lo avrei fatto.
Io non sono una che fa queste cose, avrei detto con aria altezzosa.

E invece ero una che faceva queste cose, anche se a metà, e ne è la prova che quel numero lì non è mai stato usato.

Così davanti a quel foglietto mi sono guardata allo specchio, e mi sono detta che ero diversa da come pensavo, e che oggi sono ancora diversa da quella che ero.
Oggi non lo cercherei nemmeno, il numero di una donna.

Oggi so che la punizione per chi tradisce (e io ho tradito, io lo so) è vivere con se stessi e con la persona che viene tradita, che lo sa (lo sa sempre quando stai mentendo) e non crede nemmeno più quando le dici che cosa hai mangiato a pranzo.

PS: spinta dalla curiosità ho googlato Gloria. Ha 31 anni è bionda molto bella ed è un personaggio di spicco di un partito politico.
A pensarci bene il fotografo faceva bene a tradirmi con lei; avrebbe fatto meglio a stare con lei, perché ne avrebbe avuto dei vantaggi, ma dal punto di vista evolutivo direi che faceva bene.

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