Lettera a me stessa sulla felicità

di Calexandrìs

Ci sono tante cose da dire, e bisogna metterle in ordine.

La prima è una cosa che hai sentito due giovedì fa, e te la stai scrivendo dappertutto per non dimenticarla; la strada per la felicità ha tre passi: stabilire, pregare, agire.

E appena l’hai sentito hai capito che hai problemi almeno in due cose su tre; nello stabilire e nell’agire.
Non sai mai bene cosa vuoi, non sai mai bene cosa fare per ottenerlo se non sperare che lo Spirito te lo mandi tra le braccia.
Tieni le braccia aperte, questo sì, e non è nemmeno facile, ma non basta, è ovvio.

La seconda è che c’è una parola che fa rima con felicità ed è responsabilità.

Quindi, per esempio, quando due giorni fa hai trovato una cosa scritta per te, ed era una cosa che riguardava il fatto che non sei amabile perché non susciti poesia, e dici ti amo solo per farti amare, ti sei sentita tanto infelice, come quando la leggesti la prima volta.
Ma questa volta sai che quello non è più un problema tuo; il tuo problema è amare, non farti amare.
Perché la parte della responsabilità ha una parte leggera, quella in cui ti liberi della responsabilità degli altri.

Poi naturalmente c’è la parte pesante, quella in cui ti assumi la responsabilità tua, delle tue scelte, di quello che hai, e non hai, troppo spesso, stabilito.

Così, facendo la doccia stasera pensavi che dici cose che non pensi davvero, o che non pensi fino in fondo, perché è ovvio che se pensassi fino in fondo le cose che dici di volere domani andresti in Inghilterra a trovare il modo per fare la madre single, oppure andresti a caccia di un uomo che abbia fretta di avere una famiglia con te.

E invece devi assumerti la responsabilità di essere affascinata da uomini che ti dicono, in ordine sparso negli ultimi dieci anni, che non vogliono figli perché costano troppo, che non vogliono figli perché sono uno spreco di energia, che non vogliono figli perché ne hanno due di troppo, che non vogliono nemmeno una storia, a pensarci bene, e che peccato che non vogliono avere figli con te.
E così via.

La tua responsabilità è che ti piacciono uomini così e non colà.
E non è un caso, alla fine, perché se ti piacciono persone di un certo tipo non puoi proprio lamentarti perché sono persone di un certo tipo.

Quindi, tesoro mio.
Impara a dividere il tempo in piccoli frammenti.
Impara a essere per intero nelle cose che fai.
Impara a non pensare a niente altro che a quello che stai facendo.

Impara a dire che sei così non perché hai avuto sfortuna, ma perché la vita ti ha fatto il regalo di essere come sei, un pasticcio disastroso, ma unico.

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