lacasadelsole

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Mese: novembre, 2014

Ho almeno sette post da scrivere, diversi.

E nessun tempo per farlo.

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“Cosa vuoi?”

Perché alla fine io questa cosa che ci si debba accontentare la odio, anche solo a pensarci, figurati a farla davvero.

Io voglio una vita in cui siamo felici sempre, e non un giorno ogni tanto che poi mi resta il dubbio che siamo felici solo perché ci vediamo poco.

Voglio una vita in cui mi resti la passione, e non voglio dover pensare che “basta che funzioni” se poi per farla funzionare non devo chiedere dove sei stato ieri che hai tardato a cena, per dirne una.

Voglio una vita in cui non trovino spazio i dubbi, perché voglio una vita, una storia, un amore, una relazione, in cui i dubbi non ci siano; ci si ama e basta.
E diciamolo una buona volta, non è vero che l’amore non ha a che fare con il tradimento.
Se ci si ama non si scopa in giro, nemmeno se una te la mette in mano, e nemmeno se lui è Brad Pitt.
Se scopo con Brad Pitt magari lo faccio perché mi sento brutta, ma se mi sento brutta è perché non mi sento amata, quindi forse tra noi è finita.
E la stessa cosa vale al contrario, porca miseria.

Voglio una vita in cui mi piace cucinare, viaggiare con te, in cui andare a prendere un cappuccino sul lago la domenica pomeriggio e in cui cresciamo progetti, dal momento che non possiamo crescere figli.
Ma certo che se potessi scegliere sceglierei una vita in cui cresco dei figli; se non i miei almeno i tuoi, per dire che sono possibilista anche se sembro pazza.

Una vita in cui ci divertiamo a ristrutturare una casa e non litighiamo per le tende (tutte le coppie litigano per le tende).

Una vita in cui ridiamo e ci sentiamo giovani anche se non lo siamo più, e da un pezzo, perché siamo innamorati.

Una vita felice, non qualche goccia di gioia in un mare di giornate inutili e senza scopo.

Ho 41 anni anche se sembra che io ne abbia quindici, così a spanne, e sono stufa di accontentarmi, perché lo so fare così bene, di accontentarmi, che poi mi dimentico che cosa voglio, e allora è bene che me lo scriva, che cosa voglio.

Voglio essere felice.

Voglio tutto.

Essere felici significa pensare i pensieri giusti

Oggi pomeriggio chattavo con un’amica su whatsapp.
Un’amica che non vedo spesso e che non sento spesso.

Mi ha chiesto di aggiornarla sul Grande Dubbio Che Attanaglia La Mia Esistenza (che poi, dubbio; certezza rimossa, direi).

Io l’ho aggiornata, ci siamo attardate a chiacchierarne, le ho fatto un riassunto.

Quando ho finito avevo mal di stomaco e voglia di piangere.

Le piante

Ho delle piante.
Le piante mi crescono bene, ma solo quelle senza fiori, e quelle che stanno in casa.
Ho un sacco di problemi con le piante sui terrazzi, perché me le dimentico, sono lontane.

Poi ho bisogno di piante che abbiano bisogno di tanta acqua, perché le mie piante hanno il destino di essere bagnate troppo.

Quindi dimentico quelle lontane, affogo quelle vicine.

Poi mi piacciono le piante brutte, quelle che prendo che stanno morendo e le vedo rinascere, e la loro rinascita mi sembra la mia.

E amo le piante che sono con me da anni, perché le mie piante hanno un nome, una storia, sono una storia d’amore.

Temo di averlo già scritto che le piante sono come le persone.
Temo di affogare anche le persone, e non so come fare a smettere.

Indosso un bracciale verde da giovedì, per ricordarmi che amare vuol dire pensare prima all’altro che a se stessi.

Speriamo che funzioni.

La scissione dell’atomo è meglio di questo.

Ieri sera ero a una cena di compleanno e mi sono fatta una foto ed ero vecchia.
È un sacco di volte che mi faccio una foto e mi stupisco di essere invecchiata così tanto, e comincio a pensare che la gente mi guardi non perché sono bella ma perché sono un po’ come la vecchia imbellettata di Pirandello, che ne so.

Comunque ero a una cena di compleanno a cui non avrei dovuto esserci e infatti anche se ero lì in realtà non ero .
E così ho pensato che la benedizione temporanea dell’essere dove sono ieri mi è sfuggita dalle dita e che nelle ultime settimane, insomma, sono sempre stata scissa.

Così ho sentito di nuovo il disagio di non avere un luogo, la mia casa a parte.
Perché quando sono qui aspetto di essere altrove, e quando sono altrove so che un pezzo consistente, il pezzo più consistente della mia vita, del mio tempo, lo passo qui.

E che mi sta finendo l’energia per la scissione, perché essere scissi è faticoso, e che devo trovare un modo per vivere una vita sola, e non due metà.

E guardavo con invidia quelli al tavolo con me, che ridevano di nulla, e sembrano tutti contenti della vita che fanno, anche quando è lavorare dal lunedì pensando già a cosa cucineranno il sabato e le pulizie e fare una gita di domenica.

Io dovevo nascere senza cervello, per essere felice, mi sa.

Questa cosa di studiarsi da fuori, osservare le proprie reazioni come se fossero quelle di un’altra persona, sapere in ogni momento come si sta e cosa sarebbe bene fare, e poi non sapere come farlo, è una delle definizioni che do alla parola frustrazione.

Devo cambiare tutto, devo ricominciare.

Buon viaggio

Queste poche righe per dire a te, signor E. che sono stata contenta di aver fatto a tempo a conoscerti.
E di averti accarezzato la mano mentre mi guardavi con quella domanda negli occhi che mi hai fatto a voce e a cui non ho risposto, che poi la domanda era “perché?” e io non la sapevo la risposta che volevi, ma ho sentito che non volevi la mia.

Eppure, signor E. sono stata contenta, perché conoscendo te ho capito meglio tuo figlio, e avendo visto te ho capito come diventerà lui, e secondo me diventerà una persona che varrà la pena di avere vicino.

E insomma, io credo che tu, signor E., possa essere in pace e fiero, almeno di questo, perché hai fatto un buon lavoro.
E sempre a questo riguardo credo che tu possa stare tranquillo, perché un occhio almeno su di lui lo darò io, per quello che conta, che comunque è sempre meglio che pensare di lasciare qualcuno da solo.

E insomma, io non so quando partirai, ma qui c’è il mio buon viaggio per te.
Perché partire con qualcuno che ti sorride e ti augura di viaggiare felice, secondo me è importante.

Un paio d’ore fa, forse meno, dicevo a un’amica
“perché in una situazione così non puoi cambiare niente, e l’unica cosa che può cambiare sei tu per sottrazione; l’unica soluzione è sottrarre. Sottrarre aspettative, sottrarre programmi, sottrarre attese.
Se uno fosse saggio arriverebbe all’unica sottrazione che serve; sottrarre se stesso”.

Naturalmente è arrivata la domanda del secolo.
“Perché non lo fai?”.

Oggi no

Dopo tanti anni di allenamento quotidiano oggi no, non sono riuscita a vedere il lato positivo.

Ci ho provato, ma nessuna delle alternative che mi sono costruita è piena abbastanza di quello che ci avremmo messo insieme.