Bottoni, circuiti, quelle cose lì

di Calexandrìs

Anni fa qualcuno mi insegnò che il trucco è staccare i fili da un circuito, o disattivare un bottone.
Mi insegnò, insomma, che siamo macchine: i nostri pensieri innescano l’on su un pulsante che attiva un circuito, che attiva un pensiero, che attiva un dolore.
Feci anche delle prove, ché io, lo diceva il mio psichiatra, alla fine sono illuminista.
Feci delle prove, dicevo; ogni tanto, in una giornata buona, mi mettevo a pensare a qualcosa di doloroso e osservavo il mio umore che cambiava.
A volte, per dirne una, mi veniva anche mal di testa.
Così imparai a staccare i fili dai bottoni dolorosi, e riuscii a stare bene per molto tempo.

Poi dimenticai la lezione e mi sono scoperta, nei mesi scorsi, a giocare a scacchi con i pensieri brutti, le parole immaginate, quelle non immaginate, anche.
Di solito vincevano loro, e io stavo male, ma male in un modo che non so nemmeno dirlo, quanto male.

Così nell’ultimo mese ho preso gli attrezzi, e sono scesa a staccare un po’ di fili, ho disattivato un po’ di circuiti, e ho ricominciato a vivere in un mondo scelto da me, in cui i pensieri li scelgo io, e non salgono a galla quando decidono loro, così a tradimento rovinandomi le giornate.

E nella mia testa ci sono silenzio e pace, e un sacco di spazio per altre cose.

(L’unico problema, quando stacchi i circuiti, è che ogni tanto sbagli filo e ne disattivi uno da cui passava infelicità insieme alla felicità.
E così resti lì, che tutto ha meno sapore, per evitare che abbia un sapore cattivo)

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