La rabbia e il rancore

di Calexandrìs

Quando mi arrabbio abbasso la voce e sibilo cattiverie con il dito puntato.

Abbasso la voce perché detesto le scenate, non perché pensi di essere più efficace.

E mentre cerco di controllare la voce, sento che mi sale lo stomaco in gola.
Il cuore si mette a battere forte, mi ronzano le orecchie, non riesco a respirare.

Poi, fatalmente, piango.
(Sì, vanifico tutto come una donnetta qualunque)

Non riesco a parlare, la voce si strozza, e piango.

Quello è il momento in cui scappo, ché detesto che la gente mi veda piangere.

Quando scappo in bagno, che è il mio posto preferito, mi guardo allo specchio per memorizzare il mio volto in lacrime e memorizzare chi è che mi fa piangere.
Poi metto i polsi sotto l’acqua fredda.
Poi respiro.

Poi torno davanti alla persona con cui sto litigando.
E faccio finta di niente.

Ma idealmente ho aggiunto una pietra alla tomba che nel mio cuore avrà quella persona, quando il dolore sarà sufficiente.

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