Cose come diventare maggiorenni

di Calexandrìs

(A parte che sono stata malissimo il 6 novembre, come lo scorso anno, quindi evidentemente ho una strategia di anticipo del dolore)

Oggi sono 18 interi anni che vivo senza di te.
Che dirti.
Se pensiamo che i primi cinque anni della propria vita uno li ricorda male, che i secondi cinque uno tende a essere felice perché è bambino, che i terzi cinque fanno cagare per definizione, e che i quarti cinque cominciano a essere interessanti, e che i miei quinti cinque anni non li hai visti, direi che questo stupido calcolo dà la misura del tutto.

In questi diciotto anni ti ho raccontato spesso cosa stavo facendo, ti ho nascosto le cose di cui andavo meno fiera, ho pianto un sacco per un sacco di stupidi motivi, e non ho mai avuto nessuna intuizione rispetto a cosa mi avresti detto tu, o rispetto a cosa mi avresti consigliato di fare.

La verità è che uno a furia di leggere un sacco di libri pieni di magia pensa di essere abbastanza magico da ricevere messaggi dall’aldilà, ma in generale non succede.

Tu sei andata via e io mi sono arrangiata, come hanno fatto tutti.

E continuo ad arrangiarmi.
Continuo ai mettermi i cerotti sulle piccole ferite, continuo a mettermi a letto a dormire quando sono troppo triste per sopportare di stare sveglia, continuo a fingere che vada tutto bene quando sto davvero troppo male.
E a tenere i capelli in ordine.

Vivo.
Sono diventata una donna anche se non volevo.
Non ho trovato nessuno con cui avere un figlio, e so che questo ti addolora molto.
Faccio un sacco di cose e vivo una vita perlopiù soddisfacente.

A volte mi manchi ancora un po’.

La verità è che non ci si abitua mai, ma si vive lo stesso, e dal momento che diciotto anni fa non lo avrei mai detto, che si vive lo stesso, questo è il regalo che faccio a me stessa oggi.

E tu, da lassù, ogni tanto, se puoi, vienimi a trovare.

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