lacasadelsole

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Mese: dicembre, 2014

Grazie

Poi arriva il giorno di dire grazie.

Cominciando dalla fine per questi ultimi giorni perfetti, pieni di cose luoghi persone risate e amore.

E risalendo nei mesi per ogni weekend, per il viaggio in Sudafrica, per il weekend all’Elba, per le telefonate ogni sera tornando a casa.

Per i messaggi, per avermi preso sul serio, per non avermi preso troppo sul serio.

Per il caffè preso a casa tua, con i tuoi.

Peri progetti, anche se mi fanno paura.
Per il sostegno.
Per esserti fidato.

Per esserci stato ognuno dei 365 giorni passati.

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Che silenzio, qui dentro al cuore.

Ieri in un momento di sconforto ho scritto una cosa che alla fine è molto vera.

Sono arrivata mentre la festa sta finendo, e avanzano le cose che non ha mangiato nessuno, si mettono i lenti perché il dj vuole andare a casa, e tutti sono un po’ stanchi e non vedono l’ora di andare a dormire.

Credo che sia questo, essere invecchiati.
Sapere che le cose belle, le cose nuove, le grandi avventure sono già alle spalle, e quello che si ha davanti è meno interessante di quello che si è già fatto.

(Pensiero di una fine d’anno complicata)

Sogno

Come sarebbe bello vivere una vita sola, intera, intensa, piena di calore e di verità.

E arrivare alla fine e dire “ho vissuto felice più della metà della mia vita”.

Invece.

Oggi qui non c’era scuola e sono andata dal parrucchiere.
E poi ho vinto una piccola sfida personale, perché ho trovato un posto e ci sono arrivata in orario anche se mi avevano mandato nel posto sbagliato.
E dall’altra parte dello sportello invece di un’impiegata scazzata ho trovato un’impiegata carina e disponibile, e così sono riuscita finalmente a portare a casa un certificato che aspettavo da tempo.

E poi sono andata a comprare delle cose, e ho fatto tutto in meno di un’ora, infatti ho pagato solo 1,70 di parcheggio.
E a casa ho un po’ lavorato, e studiato, e sono andata a meeting, dopo.

Ed è tutto il giorno che sento canzoni in spagnolo e capisco le parole.
E ho cominciato il secondo libro di Harry Post in inglese e capisco anche quello.

E adesso ho i piatti da lavare e sono felice perché posso meditare mentre lavo i piatti, che è una cosa che mi piace.

E nel frattempo non mi si è mai presentato alla mente il mio pensiero verme, che pure stasera ci starebbe.

Invece ho pensato che io non so bene se sono una persona di valore o no.
Ma so di essere una persona non consueta.
E mi piace.

2014, l’anno dei tre inverni

Per scrivere il post di dicembre ho dovuto guardare l’archivio del blog, e già questo di per sé mi fa arrabbiare, perché vuol dire che non sono stata attenta, se non ricordo bene tutto.

È che pensavo che non fosse successo niente, e invece mi sa che sono successe più cose che mai, quest’anno.

Intanto ho avuto tre inverni.
Il primo è stato umido, freddo, e pieno di lacrime.
Il secondo è stato in agosto mentre guardavo l’orizzonte in cerca di balene e una parte di me cercava di non perdere d’occhio i particolari e di immagazzinare l’amore.
Il terzo è questo qui che fino a una settimana fa sembrava autunno, mentre adesso fa freddo e mi dicono che è giusto così.

Il primo è stato triste.
Il secondo è stato il più bello della mia vita.
Il terzo è qui che corre, con la vita che non ti aspetta per niente.

Quest’anno è stato l’anno del disamore per il mio lavoro, e poi è diventato l’anno in cui ho ricominciato ad amare il mio lavoro.

È stato l’anno del dolore e della sfiducia e della gelosia, e poi è diventato l’anno della leggerezza, della consapevolezza che non esiste la storia ideale ma solo una storia che funziona, con un sacco di difetti, e che essere gelosa è antieconomico, perché si sprecano un sacco di occasioni per essere felici e un sacco di tempo che si potrebbe impiegare meglio.

È stato l’anno in cui sono passata da non volere stare in casa mai, perché appena entravo a casa volevo piangere, ed è stato l’anno di una casa nuova in cui sto bene.

È stato l’anno in cui ho ricominciato a leggere tanto, ed è stato l’anno dell’inglese, che si ascolta, si legge, si scrive.

È stato l’anno in cui sono morti tanti padri e una madre, e che mi ha fatto scrivere all’amico che ha perso la madre “stiamo diventando vecchi, se muoiono i nostri genitori”.
E sono riuscita a non dire che io sono vecchia da più tempo, e che mi fa ancora male; ma i dolori maggiorenni si gestiscono meglio, anche se dei bei pianti me li sono fatti ancora.

È stato l’anno in cui ho sognato tantissimo, ed erano tutti sogni pesanti, a voler dire che sono pesante, certo, ma anche che sto rinascendo, spero.

Ed è stato l’anno dei figli degli altri, dell’amore che si prende dai figli degli altri, sapendo che non sarà mai come se fossero miei, certo, ma ricordando che sono buddista, e che questa cosa vuole dire delle cose, anche se a volte non sembra nemmeno a me.
Quindi amare è la cosa migliore, anche se non si è sempre felici per quello che si ha perché ci manca quello che non abbiamo; perché amare fa diventare comunque più felici, senza dubbio.

E infatti il 2014 è stato un anno di dare, e chi dà poi riceve, mi pare chiaro.

(La fine di questo anno ha la malinconia dello stare male, e della paura che succeda di nuovo quello che è successo lo scorso anno, anche.
Ma credo, sono sicura, anzi, che questa volta avrei la forza di chiudere davvero una porta, se trovassi uno scheletro: perché voglio persone in carne, ossa, baci e sorrisi. E i malvagi, gli insicuri, i distratti, nel 2015 io non voglio più averli tra i piedi)

Va detto che certa gente ha un tempismo perfetto per trattarti di merda.
Deve essere un dono di natura.

Fare cose e pensieri saggi

1) Quando ho avuto la conferma che dopo anni di “Non la lascerò mai” l’ha lasciata, per un istante ho pensato “testa di cazzo, se l’avessi fatto prima saremmo stati felici”, e poi subito dire “no, non è vero, non saremmo stati felici, ed andata decisamente meglio così”

2) Saltare un aperitivo con amica prossima al parto, perché non mi fa bene vedere donne incinte e radiose, ed è inutile sottoporsi a torture gratuite.

3) Ascoltare le parole con distacco, senza aspettare che siano vere, ma soltanto ascoltarne il suono è sentirle come se fossero una musica.

4) Vedere solo persone che mi piacciono, che sono felici e che non mi vampirizzano.

La vita è una puttana

Andavo a lavorare, stamattina, a piedi, e avevo il nuovo disco di Fabi Gazzè e Silvestri in cuffia e ho incontrato una serie di vecchini uno messo peggio dell’altro.

Donne che sicuramente erano state belle da giovani con più rughe che pelle e i capelli radi degli anziani, persone con lo sguardo vuoto di chi non sa bene dov’è, uomini con bastoni, reduci da ictus.

E mi è preso questo magone molto leopardiano e ho sentito che la vita è proprio una bestia stronza, perché ti porta lì per forza, a invecchiare e imbruttire e ammalarti e poi a morire.
Senza che tu abbia voglia di fare tutte queste cose.

E allora riflettevo sul fatto che la vita è davvero un viaggio brevissimo con una meta finale tristissima, e ho pensato che siamo stupidi a crederci speciali; che siamo come i lombrichi, che nascono, strisciano un tot e poi muoiono.
Con la differenza che i lombrichi non scrivono poesie, o canzoni, o dipingono quadri, che forse sono le uniche cose che ci rendono speciali.

Poi, davanti scuola, ho visto un ragazzo con le guance rosse per l’eccitazione che aspettava una ragazza e aveva tre rose rosse in mano.

E per un istante tutto ha avuto di nuovo un senso.

Leggere e ricordare

Leggevo, qualche giorno fa sulla pagina Facebook di una scrittrice che amo, una teoria relativa alla stanchezza, il sovrappeso e il freddo.

Dice che essere sempre stanchi, ingrassare e avere sempre freddo sono segni inequivocabili di una sensazione di mancanza d’amore.

Io lo so che quando uno legge delle cose poi naturalmente trova che sono vere; e infatti io mi sono ricordata che 18 anni fa, dopo che è morta mia madre, non riuscivo a stare in piedi, dormivo 18 ore al giorno, mi ingozzavo di Nutella.

Da allora ho aggiunto anche che patisco il freddo praticamente sempre.

Quindi sono in sovrappeso, non riesco a dimagrire, mangio più di quanto consumo, ho bisogno di dormire spesso il pomeriggio e ho sempre sempre sempre freddo.

E in effetti quando penso alla felicità, all’amore, a quelle cose lì, io mi immagino una casa piena di luce, di calore, e me con un corpo asciutto.

Io lo so che quando uno legge qualcosa automaticamente controlla per vedere se sono cose vere.
Ma mi pare di sì, ecco.