La vita è una puttana

di Calexandrìs

Andavo a lavorare, stamattina, a piedi, e avevo il nuovo disco di Fabi Gazzè e Silvestri in cuffia e ho incontrato una serie di vecchini uno messo peggio dell’altro.

Donne che sicuramente erano state belle da giovani con più rughe che pelle e i capelli radi degli anziani, persone con lo sguardo vuoto di chi non sa bene dov’è, uomini con bastoni, reduci da ictus.

E mi è preso questo magone molto leopardiano e ho sentito che la vita è proprio una bestia stronza, perché ti porta lì per forza, a invecchiare e imbruttire e ammalarti e poi a morire.
Senza che tu abbia voglia di fare tutte queste cose.

E allora riflettevo sul fatto che la vita è davvero un viaggio brevissimo con una meta finale tristissima, e ho pensato che siamo stupidi a crederci speciali; che siamo come i lombrichi, che nascono, strisciano un tot e poi muoiono.
Con la differenza che i lombrichi non scrivono poesie, o canzoni, o dipingono quadri, che forse sono le uniche cose che ci rendono speciali.

Poi, davanti scuola, ho visto un ragazzo con le guance rosse per l’eccitazione che aspettava una ragazza e aveva tre rose rosse in mano.

E per un istante tutto ha avuto di nuovo un senso.

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