2014, l’anno dei tre inverni

di Calexandrìs

Per scrivere il post di dicembre ho dovuto guardare l’archivio del blog, e già questo di per sé mi fa arrabbiare, perché vuol dire che non sono stata attenta, se non ricordo bene tutto.

È che pensavo che non fosse successo niente, e invece mi sa che sono successe più cose che mai, quest’anno.

Intanto ho avuto tre inverni.
Il primo è stato umido, freddo, e pieno di lacrime.
Il secondo è stato in agosto mentre guardavo l’orizzonte in cerca di balene e una parte di me cercava di non perdere d’occhio i particolari e di immagazzinare l’amore.
Il terzo è questo qui che fino a una settimana fa sembrava autunno, mentre adesso fa freddo e mi dicono che è giusto così.

Il primo è stato triste.
Il secondo è stato il più bello della mia vita.
Il terzo è qui che corre, con la vita che non ti aspetta per niente.

Quest’anno è stato l’anno del disamore per il mio lavoro, e poi è diventato l’anno in cui ho ricominciato ad amare il mio lavoro.

È stato l’anno del dolore e della sfiducia e della gelosia, e poi è diventato l’anno della leggerezza, della consapevolezza che non esiste la storia ideale ma solo una storia che funziona, con un sacco di difetti, e che essere gelosa è antieconomico, perché si sprecano un sacco di occasioni per essere felici e un sacco di tempo che si potrebbe impiegare meglio.

È stato l’anno in cui sono passata da non volere stare in casa mai, perché appena entravo a casa volevo piangere, ed è stato l’anno di una casa nuova in cui sto bene.

È stato l’anno in cui ho ricominciato a leggere tanto, ed è stato l’anno dell’inglese, che si ascolta, si legge, si scrive.

È stato l’anno in cui sono morti tanti padri e una madre, e che mi ha fatto scrivere all’amico che ha perso la madre “stiamo diventando vecchi, se muoiono i nostri genitori”.
E sono riuscita a non dire che io sono vecchia da più tempo, e che mi fa ancora male; ma i dolori maggiorenni si gestiscono meglio, anche se dei bei pianti me li sono fatti ancora.

È stato l’anno in cui ho sognato tantissimo, ed erano tutti sogni pesanti, a voler dire che sono pesante, certo, ma anche che sto rinascendo, spero.

Ed è stato l’anno dei figli degli altri, dell’amore che si prende dai figli degli altri, sapendo che non sarà mai come se fossero miei, certo, ma ricordando che sono buddista, e che questa cosa vuole dire delle cose, anche se a volte non sembra nemmeno a me.
Quindi amare è la cosa migliore, anche se non si è sempre felici per quello che si ha perché ci manca quello che non abbiamo; perché amare fa diventare comunque più felici, senza dubbio.

E infatti il 2014 è stato un anno di dare, e chi dà poi riceve, mi pare chiaro.

(La fine di questo anno ha la malinconia dello stare male, e della paura che succeda di nuovo quello che è successo lo scorso anno, anche.
Ma credo, sono sicura, anzi, che questa volta avrei la forza di chiudere davvero una porta, se trovassi uno scheletro: perché voglio persone in carne, ossa, baci e sorrisi. E i malvagi, gli insicuri, i distratti, nel 2015 io non voglio più averli tra i piedi)

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