Io e Te. Anzi, Noi.

di Calexandrìs

Non so bene quando è successo, ma è successo.

È successo che fino ad ora quello che succedeva a Te era una cosa a cui partecipavo con passione e attenzione e interesse, ma, appunto, partecipavo.
Poi il nostro filo si è stretto (sarà stato in Sudafrica? Sarà stato durante le vacanze di Natale? Sarà stato quando ho deciso che saremmo rimasti insieme e non sarei andata via anche se gli indizi mi mandavano via?) si è accorciato, si è attorcigliato.

E adesso non è che le cose che ti succedono (ma poi apparentemente tutte brutte, santa Madonna) succedono a te e io partecipo.
Le cose che ti succedono succedono a Noi.
Così sento il tuo mal di stomaco, la tua ansia, il tuo panico, la tua testa che gira a vuoto, e mi sveglio in mezzo alla notte io che non mi sveglio mai, mi sveglio e prego in automatico, senza nemmeno sapere perché, ma sapendo che lo sto facendo per te.

E non è nemmeno la scelta migliore, se devo dire la verità, perché chi è fuori dall’oceano in tempesta deve restare all’asciutto per organizzare i soccorsi, non mettersi a nuotare per far sentire la propria presenza.

Ma è più forte di me, perché io e te siamo Noi, e io non voglio che tu ti senta solo, in mezzo a questo disastro.
Credo che si chiami amore, su per giù.

(Ma ti prometto che ora esco dall’acqua e mi metto a coordinare manovre intelligenti, perché, per farti stare meglio, è importante che io stia bene).
E vengo a tirarti fuori, stai tranquillo.)

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