Frammenti

di Calexandrìs

Sono stati giorni lunghi, giorni in cui ho dato fondo alle mie energie, e a una buona parte della mia fede.

Ho sospeso i ragionamenti parassiti che mi tolgono energia, che mi fanno deviare la determinazione, che mi fanno camminare senza toccare la terra ma immaginando cose che mi torturano in un punto impreciso tra la gola e lo stomaco.

E così in questa tempesta, ho trovato il nirvana.
E ho ragionato con calma, stamattina, con un’amica, di una ipotesi che poi è diventata sicurezza, che poi ho fatto tornare ipotesi, che so bene che invece è certezza.
E mentre ne parlavo ero annoiata.
Annoiata.

Perché pensare per mesi a una cosa, ignorare una cosa volutamente per mesi, e senza volerlo raccogliere indizi qui e là è stancante ed è soprattutto, noioso.
E io, per inciso, detesto annoiarmi.

E stamattina lei mi scriveva “sei oltre”.
E io le ho scritto, di getto, di sì.
Che niente mi può più toccare, perché questo punto di quiete assoluta è una cosa mia, che ho dentro, che nessuno ha il diritto di toccare.
Poi, aggiungevo, devo solo sconfiggere la paura di invecchiare e morire da sola.
Ma, sotto sotto, io credo di poterla sconfiggere, questa paura qui.

Poi, stasera, a tradimento, nella mia testa si è squarciata la penombra a cui l’ho abituata e ho visto chiaramente una scena come se fossi lì a guardarla, e mi è venuto uno schifo ma uno schifo che non posso dirlo a parole.

E ho pensato quello che pensavo ieri sera.
Alla fine, sono Stefania.
E questa cosa, di esser Stefania, mi fa orrore.

Nirvana a parte, si intende.

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