La collana

di Calexandrìs

Ieri sera ho preso delle chiavi robuste e ho chiuso definitivamente una porta.

Era già chiusa da un po’, in realtà, ma le porte che non vogliamo chiudere hanno questo vizio di aprirsi da sé, così, a tradimento, e a farti sognare panorami che non vedrai mai come se fossero possibili.

Ma comunque ieri sera è arrivata l’ora, e l’ho fatto.

Ieri insomma è stata una giornata importante.
Intanto perché ho imparato delle cose di me, soprattutto che sono una che fa le cose più ragionevoli anche se ha paura e anche se fanno male, per esempio.

E perché anche davanti a un’alternativa che non mi piace riesco a essere lucida, e a sapere quale sia la strada giusta, che appunto, non vorrei, ma che è giusta.
E comunque a scegliere le strade giuste resta sempre quella soddisfazione lì, che ti puoi guardare allo specchio e dire “sei stata coraggiosa, e hai fatto bene”, che sul momento, mentre il tuo mondo e la tua vita ti si sgretolano in mezzo alla pancia sono cose che ti sembra che non servano, ma tu sai che esiste un domani in cui ti guarderai allo specchio e sarai fiera di te, e dato che a causa di una serie di circostanze non avrai tutta una serie di altre soddisfazioni, be’ almeno quella l’avrai, e non è il caso di sottovalutarla.

Così stamattina, che era il giorno dopo ieri, ho cercato nel cassetto la collana che si metteva sempre mia madre, una collana molto anni Settanta, d’oro, smalto blu e perle e l’ho messa, per la prima volta da quando è morta.

E sono diventata mia madre.
Sono stata finalmente la madre che non ho più per me, e sono stata l’unica figlia che avrò mai.

E secondo me, alla fine, tutto è sempre come deve essere, se sai guardare nel modo giusto.

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