Le trappole

di Calexandrìs

Nella mia testa ci sono una serie di ricordi di cose inutili che ogni tanto riemergono.

Oggi è stata una cosa sullo yoga, che ha a che fare con l’aggiogare, il controllare. Forse lo ricordo perché pensai “ma dimmi te, una parola così lontana che però somiglia così tanto alla parola italiana”, o forse perché lo diceva una persona di cui ricordo ogni cosa che mi diceva.

Ma comunque.

Io faccio lo yoga con i pensieri. Li tengo ben stretti nella mano, come se avessi le redini.

Ho un sacco di pensieri da non pensare, che sono quelli che mi fanno venire mal di testa. I pensieri di autosabotaggio, i pensieri inutilmente tristi (la tristezza è concessa, ma i pensieri tristi sono un modo stupidissimo per influenzare la propria vita, ed influenzarla male, anche), i pensieri ossessivi.

Insomma, è un lavoro. È un po’ come camminare con i tacchi su un campo pieno di trappole scansarle. Alcune trappole sono così elementari che le vedi da lontano anche se sei miope, e non ti ci avvicini; altre sono piccine e infide, ma riesci a intuirle, anticiparle, te le aspetti. 

Le più pericolose sono coperte , e non hai scampo.

Quindi tu sei lì che stai camminando facendo bene attenzione a dove metti i piedi, perché è un periodo così, che occorre stare attenti, e una persona con cui stai parlando di altro, perché il suo compito è curarti, non parlare con te, ti dice “poi magari domani incontra l’uomo della sua vita e decidete di fare un figlio insieme”.

E tu sei lì ferma, e fai una battuta, perché questo secondo anno di improvvisazione teatrale ti ha attaccato il brutto vizio di fare battute sempre, soprattutto quando non ne hai voglia, ma poi esci e con la carezza e la semplicità della logica aristotelica, completi il sillogismo implicito in quella frase lì.

Che è un sillogismo che dice che quando incontriamo la persona della nostra vita ce ne accorgiamo perché ci viene voglia di fare un figlio con quella persona lì; e infatti, ora che ci pensi, a te questo capriccio di fare un figlio ti è venuto tre anni fa, in modo così immediato e naturale che pensavi che fosse biologia, e sicuramente lo era, ma la biologia risponde all’amore della nostra vita.

Solo che quel meccanismo lì è scattato solo a te, e così cadi nella trappola nascosta e quando cadi così, mentre sei tutta attenta a non inciampare in altre cose che pure vedi, ti spaventi, ti fai male, ti viene mal di testa, ti viene l’istinto di disfare il lavoro fatto fino ad oggi e vedere le macerie fumanti di questo castello in aria, e riderci sopra, con cattiveria.

Invece apri la pagina del blog e le scrivi e basta, sapendo che dopo le avrai dimenticate, queste cose qui.

O, almeno, sperandoci molto.

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