Di me, i piani di back up e altre amenità 

di Calexandrìs

Un’estate la passai facendo trekking.

Non che io sia particolarmente sportiva, anzi. Ma i soldi erano pochi, amavo un uomo che ama fare trekking, non avevo alternative che non fossero appunto esplorare i dintorni delle Alpi liguri, e insomma, mi dedicai al trekking.

Non fu male, tutt’altro. Dava una certa soddisfazione, stavo all’aria aperta, dormivo da Dio, ero sempre di buon umore, dopo.

Un giorno, mi è tornato in mente ora, stavamo salendo sul Mongioje. Ore di salita sotto il sole a picco, io ero stanca, accaldata, sudata, stravolta.

Insomma, arriviamo ai piedi dell’ultima salita che è tutta rocciosa, ripidissima.

Io comincio, e comincia a tirare vento. Mi raffreddo di colpo. Mi copro. Sento le gambe stanchissime, e sono costretta ad aiutarmi con le mani.

E improvvisamente una voce nella mia testa mi dice che riesco sicuramente a salire, ma che poi non riuscirò a scendere. E dato che tornare è diventato improvvisamente importante, allora mi fermo, avverto gli altri che li aspetto a metà strada, mi metto al riparo di una roccia e aspetto.

Oggi, così, mi è venuta in mente questa storia.

Perché io sono ancora quella che se non sa se riesce a tornare, preferisce non andare.

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