La risposta alla domanda universale

di Calexandrìs

Quindi domani sono 42.

Che vuol dire che non sono morta a 41 come pensavo da piccola (poi, ovviamente, magari da piccola pensavo che sarei morta a 42 e mi ricordo male) e che ho passato un altro intero anno su questa terra, che non è male.

Mi pare che sia cambiato poco, quest’ultimo anno, ed è la dimostrazione di quanto io sia distratta, perché quest’anno sono stata in Sudafrica, ho cambiato casa e ho visto l’Islanda. E in ognuna di queste avventure in realtà è cambiato tutto E ho fatto pace con mio padre, che non è poco.

È che vivo in avanti, così a volte, almeno quando non scrivo le cose belle (e tendo a non scrivere le cose belle) macino le cose e me le butto alle spalle, come una di quelle macchine agricole lì, che separano le parti buone dagli scarti e che non so come si chiamano.

Ho preso una serie di decisioni in questi giorni, tutte importanti. Ho anche messo i paletti di dove ho i limiti, e mi sono proposta di smettere di superarli, perché superare sempre i propri limiti fa invecchiare, altroché.

Domani avrò le mie ore di lavoro, un collegio docenti, il mio corso di teatro.

Ieri ho avuto la mia unica festa di compleanno, culminata con il bambino che amo di più al mondo che mi ha cantato tanti auguri davanti a una torta dell’Esselunga, dopo aver mangiato un piatto di minestra, tre fette di arrosto e il puré a casa di un’amica che la sorella che non ho.

E mi sono sentita a casa, e in famiglia, e in pace.

Auguri, donna. Take care.

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