Quello che chiamiamo dieta

di Calexandrìs

È qualche mese che ho due colleghe a dieta: hanno perso un sacco di chili con la dieta a zona.

Le ho viste perdere peso progressivamente e velocemente e le ho viste diventare più contente ogni giorno. Per mesi mi sono detta “chiedo iL numero e ci vado anche io”; ma qualcosa dentro mi diceva no.

Poi lunedì scorso un’amica mi ha detto che è andata da una dietista che le è piaciuta molto, è così, d’istinto, ho preso un appuntamento.

Oggi ho fatto il primo colloquio, che è durato due ore e mezza; due ore e mezza in cui lei ha scritto un sacco di roba, mi ha chiesto un sacco di cose, ho risposto a un sacco di domande, le ho fatto un sacco di domande.

Ero entrata pensando che volevo tornare a essere 55 chili. Ma quando mi ha chiesto se avessi un peso in mente ho risposto 57; e ho detto che a vent’anni ero 55 chili, e non si può essere dello stesso peso che si era a vent’anni.

In queste due ore e mezza lei non mi ha dato alcuna dieta. Non mi ha proibito cibi (ma mi ha chiesto per favore di limitarne alcuni; ha detto così: “per favore, potrebbe mangiare questa cosa invece che tre volte a settimana solo due?” E a una persona che ti chiede per favore una cosa puoi rispondere che non lo fai?), non mi ha indicato niente. Mi ha detto che sarà una cosa lunga (io ho corretto in “lunghissima”) sarà graduale, e arriverò dove voglio arrivare. Non a un numero, ma a piacermi. Mi ha dato l’orribile diario alimentare da compilare, e una serie di consigli di buon senso che sembrano quelli della nonna.

Io non so se prendere un appuntamento dalla dietologa che dà la zona di default domani, oppure provare a vedere se un approccio così mi insegna a mangiare per la prima volta in vita mia. 

Sono qui, piena di dubbi, ma con la segreta speranza di tornare bella.

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