La liberazione dai desideri

di Calexandrìs

Questo 2015, improvvisamente, insieme alla primavera, ha portato questa cosa qui.

Ho voluto per due anni un figlio. Tanto. Tanto da vergognarmi di volere una cosa così tanto. Tanto che davanti al figlio della mia migliore amica glielo avrei rubato, per dire “mio”.

E ho voluto, sempre negli ultimi due anni, leggere in certi accenti, in certe frasi, in certi scherzi, lo stesso desiderio (oltre al primo, perché io quando desidero una cosa sono esosa, e ne vogli almeno due) che avevo io; anche per dirmi che non ero scema anche questa volta qui, da chiedere a qualcuno che non vuole dartelo, qualcosa che non vuole darti.

Poi.

Insieme alla cura per la mia piccola malattia se ne è andato il primo desiderio. Forse per la cura, forse qualcosa che non so.

E poi.

Venerdì, insieme all’angoscia, se ne è andato anche il secondo. Non una roba tipo “faccio finta di non volerlo più sufficientemente a lungo per convincermi che non lo voglio”, no. Proprio se ne è andato. E senza fare nemmemo male, per dire come sono i desideri inutili quando se ne vanno.

Ora sono qui, sul letto, con i compiti da correggere, lo smalto ai piedi da rinnovare, con un silenzio fuori e dentro che non ricordo di avere mai sentito prima. 

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