di Calexandrìs

Frequento persone più giovani di me, io, quasi sempre.

Ieri, per esempio, ho passato una domenica divertente con una gruppo di persone che, nella maggior parte dei casi aveva meno di 40 anni. Meno di 30, anche se di poco, un paio.

Ed era così strano essere in mezzo a tutta quell’energia di persone che si stanno facendo, che comprano case, mettono in cantiere bambini, pensano al futuro, e hanno i genitori ancora giovani, e vivi, e sono tutti lanciati in progetti grandi o piccoli, e sono adulti, sì, ma non ancora amari come gli adulti, preoccupati come gli adulti, stanchi, come gli adulti.

Rotti, come gli adulti.

E io ero in mezzo a loro e mi sentivo un po’ la zia anziana ma simpatica, quella che ti dà dei buoni consigli ma con cui non puoi parlare di molte cose perché non ha la stessa energia, gli stessi progetti, lo stesso percorso, lei.

Ti guarda e sorride, ed è contenta di tutta questa giovane felicità, che non le tocca più direttamente, ma che respira volentieri.

E mi sono detta che invecchiare è questo, soprattutto; non avere più “tutta la vita davanti” e saperlo. E godersi le cose che si hanno, invece di recriminare continuamente su quelle che non si possono avere più.