Chi lo sa

di Calexandrìs

Sono giorni interi in cui penso “dovrei scriverlo”, ma poi la fatica di pensare di mettere in parole le cose mi fa passare la voglia di scrivere le cose che penso, che sono poche, e sto qui davanti al ventilatore a leggere e a non fare niente altro.

Non è che abbia chissà che silenzio interiore dentro da insegnare a qualcuno, ma ho aggiunto alla sensazione di distacco da me anche la sensazione di assenza di pensiero, spesso, e questo mi rende serena e rallentata.

Che non è male, dopo un anno a cercare di essere combattiva, più veloce, più brillante, più tutto.

Continuo a essere stanca, ma non di qualcosa in particolare. Direi della vita in generale. Delle persone, soprattutto, e infatti ne vedo abbastanza poche.

Stanca e annoiata da tutti i dialoghi che mi sembrano sempre uguali, dalle cose che diranno e faranno le persone e già le so prima, delle mie risposte da risponditore automatico, perché non è che io abbia una ricetta per tutto; anzi, forse sì, ma la ricetta è sempre la stessa, quindi poi alla fine forse divento noiosa. O forse è la vita normale a esserlo, non io. O forse io, chi lo sa.

E chissenefrega, anche.

Mi sono resa conto a un certo punto, e potrei dire dov’ero, e con un piccolo sforzo anche che giorno fosse, che mi sono spinta molto più in là della mia capacità di tornare indietro e quindi mi sono accampata su questo altipiano freddo e poco accogliente da cui si vede la bruttura dell’anima delle persone e si aspetta che ti vengano a dire “rimedierò oggi ai casini che ho fatto” e sto aspettando di vedere quando mi torna la voglia di tornare giù, che ci sarà discesa ripida e di ricominciare ad avere il cuore in gola.

Ma qui non si sta male: c’è acqua, ci sono le coperte, ci sono le nuvole.

Mancano le emozioni, certo, ma magari le ho esaurite e questo è il Nirvana.

Chi lo sa.  Chissà se c’è qualcuno che lo sa.

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