lacasadelsole

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Mese: agosto, 2015

15.452

Quel numero lì pare che sia il numero di giorni che ho passato sulla Terra; che sono, così a occhio, già più della metà di quelli che mi mancano.

L’ho visto, e mi sono spaventata, ma non ho ben capito se mia ha spaventato pensare che ne ho passati già così tanti o pensare che ne mancano così pochi (essendo ottimista).

Questo giochino, tra le altre cose, mi ha ricordato di un’amica di tanti anni fa che si era ammalata, molto giovane, di leucemia. Teneva regolarmente un diario, e aveva preso l’abitudine, durante le terapie, a strappare dall’agenda le pagine dei giorni in cui era stata male, perché, diceva, “non voglio ricordare che quei giorni lì ci sono stati”. 

Io guardo i miei 15.452 giorni e penso che ne ricordo pochissimi, rispetto a quel numero lì; e che mi piacerebbe contare quelli che ricordo, per vedere quanti giorni inutili sono riuscita a vivere. Sarebbe un inventario interessante, no?

Poi penso al numero che non conosco, quello dei giorni che mancano, e mi viene, come al solito, una enorme fretta di vivere, di vivere facendo attenzione, di vivere pienamente, di non far passare un giorno permettendomi il lusso di essere triste, perché è un lusso che forse non abbiamo, di non aspettare la vita che verrà, perché, cazzo, la vita è troppo breve. E più aspetto più diventa breve.

E insomma, questo è il mio lunedì di rientro a casa; dove casa, come al solito, non esiste.

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Appunti sparsi (non riesco a scrivere un post intero)

Mi si è rotta la valigia viola. È stata la prima valigia che ho comprato da sola, e l’avevo scelta perché avevo i capelli viola, quando l’ho comprata. Avevo i capelli, una borsa e la valigia viola, cosa che molti passeggeri dei treni che ho preso all’epoca notavano e usavano come modo per attaccare bottone. La valigia viola ha volato alle Farøe, in Sudafrica, in Islanda, a Londra e ha fatto un sacco di chilometri nei Balcani. L’ho riempita per andare in Liguria due settimane fa e la maniglia mi ha lasciato. 

Ho pensato che fosse una metafora; una valigia si rompe perché è troppo pesante, come me. L’ho sostituita con una valigia blu, che a un primo sguardo non mi è piaciuta per niente, perché io non sono blu per nulla se non quando sono triste, ma adesso che sono tre giorni che mi guarda mentre sono a letto comincio a volerle bene. E secondo me volere bene alle valigie serve.

Oggi ho ricominciato a lavorare e ci sono state un sacco di cose che mi sono piaciute. Io, mi sono piaciuta. Poi ci sono state un sacco di cose che non mi sono piaciute, perché io me la prendo, e prendersela non è mai la soluzione.

Vedo la luce diminuire e la depressione avanzarmi tra le ossa, e non voglio che l’anno scolastico ricominci: ho davvero tutti i sintomi brutti di una che sta per stare molto male, compresa una voglia di scappare via che sento nello stomaco, alternata a una voglia di mettermi a letto e dormire e mandare a fare in culo tutto il resto, dove tutto il resto è che ho un anno di lavoro davanti e non posso farcela, non qui, non così, non adesso.

Ho un anello e venerdì prendo un treno. Sono felice di questo. Devo solo trovare almeno un altro paio di cose di cui essere felice perché sotto il minimo sindacale diventa davvero complicato tenere a bada la depressione di cui sopra.

Ieri ho distrattamente buttato un sasso in una pozza d’acqua scura e si è sollevata un’onda. Devo avere colpito qualcosa che non sapevo che ci fosse, e mi si sono bagnati i piedi. Devo fare più attenzione con i sassi, perché non si sa mai. E questa, questa sì che è una lezione.

Illuminazione

Oggi un’amica mi ha scritto che esistono persone di momenti e persone di progetti.

Creo di aver capito tutto, tutto insieme.