15.452

di Calexandrìs

Quel numero lì pare che sia il numero di giorni che ho passato sulla Terra; che sono, così a occhio, già più della metà di quelli che mi mancano.

L’ho visto, e mi sono spaventata, ma non ho ben capito se mia ha spaventato pensare che ne ho passati già così tanti o pensare che ne mancano così pochi (essendo ottimista).

Questo giochino, tra le altre cose, mi ha ricordato di un’amica di tanti anni fa che si era ammalata, molto giovane, di leucemia. Teneva regolarmente un diario, e aveva preso l’abitudine, durante le terapie, a strappare dall’agenda le pagine dei giorni in cui era stata male, perché, diceva, “non voglio ricordare che quei giorni lì ci sono stati”. 

Io guardo i miei 15.452 giorni e penso che ne ricordo pochissimi, rispetto a quel numero lì; e che mi piacerebbe contare quelli che ricordo, per vedere quanti giorni inutili sono riuscita a vivere. Sarebbe un inventario interessante, no?

Poi penso al numero che non conosco, quello dei giorni che mancano, e mi viene, come al solito, una enorme fretta di vivere, di vivere facendo attenzione, di vivere pienamente, di non far passare un giorno permettendomi il lusso di essere triste, perché è un lusso che forse non abbiamo, di non aspettare la vita che verrà, perché, cazzo, la vita è troppo breve. E più aspetto più diventa breve.

E insomma, questo è il mio lunedì di rientro a casa; dove casa, come al solito, non esiste.