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Mese: settembre, 2015

La valanga addosso

Di solito, poi, dopo tutto il benessere e gli occhi brillanti, arriva la valanga.

Pensieri brutti, sfide difficili, consapevolezze amare.

Il coraggio di stare in piedi, di affrontare i propri mostri, che sono prima nella testa, poi fuori dalla propria testa.
Basta abbassare la guardia, e subito fa male.

Blu, quasi nero

A volte d’improvviso mi prende la paura di non riuscire a sopportare un altro inverno, il buio il freddo i pensieri blu che mi prendono a novembre.

La paura di non resistere fino a primavera, il terrore di non stare andando da nessuna parte.
Tutta questa angoscia, e nessuno con me sul divano a bere una tazza di tè.

21 settembre, che non è autunno

Allora ho questo periodo in cui sono lucidissima.

Leggo un pezzo della legge sulla scuola che mi penalizza e invece di mettermi a frignare contro il governo brutto e cattivo sento forte l’impeto di dirmi “non frignare, muovi il culo, trova una soluzione”.

Che poi è la stessa cosa che mi dico quando mi peso e non sono dimagrita abbastanza: “non frignare, muovi il culo, trova una soluzione”.

Che è la stessa cosa che mi sorprendo a dirmi quando ho un problema, o accade qualcosa di non positivo, o mi trovo ad affrontare un ostacolo che non mi aspettavo, ed è un periodo che gli ostacoli li colleziono.

Eppure, eppure, ho questa specie di voce interiore insopprimibile che mi impedisce di rassegnarmi e di pensare in termini di crisi ma di opportunità.

Per altro, è una voce fichissima, quindi spero che non mi lasci mai.

Le cose che mi fanno triste

I desideri a cui non seguono azioni, i chili che non vanno mai via abbastanza in fretta, le parole che uno aspetta e non arrivano, la pizza che ritarda, la settimana davanti e sapere di non avere la forza per affrontarla, la paura che rosicchia le ossa, il buio che arriva e annuncia l’autunno, il freddo, i troppi impegni a cui non so far fronte, casa mia che mi manca, nessuno che mi abbraccia, le domeniche inconcludenti, la voce di mio padre al telefono, che mi fa intuire che sarà un autunno difficile.

Settembre e una sfida

Sento, ormai da mesi, forte l’impulso a cambiare rotta in modo deciso, rivoluzionario.

Ho cominciato con il mio corpo, che pure non mi aiuta perché insiste a rimanere brutto com’è nonostante le cure che gli riservo. Ho continuato con la casa, buttando buttando e scoprendo, a ogni cosa che butto, che ne tengo comunque troppe; e sono tutte cose di cui non ho bisogno. Ho proseguito mettendo qua e là dei no ben piazzati e cercando di dare continuità a qualcosa, nella mia esistenza, che non sia il dormire il pomeriggio, su cui sono bravissima nella continuità, va detto, ma che è un problema.

Insomma cerco di meditare ogni giorno. Di muovermi ogni giorno. Di leggere cose ogni giorno. Di fare una foto che mi piaccia ogni giorno. Di studiare, ogni giorno. Di cucinare, ogni giorno.

Di essere allegra, se non felice, perché l’allegria si sceglie, la felicità invece ti viene data in dono, ogni giorno. 

Di smettere di buttare la mia vita, di muovermi lentamente ma farlo sempre, di smettere di sprecare le mie ore davanti agli schermi dei social network (solo per scoprire che nemmeno lì sono dalla parte di quelli giusti, di quelli ganzi, di quelli che hanno amici davvero in giro per la rete).

Insomma, la parola è Rivoluzione.

Se potete, voi pochi che mi leggete, mandatemi pensieri buoni; perché fare la rivoluzione non è facile. Affatto.

Il lato oscuro dell’illuminazione 

Ogni tanto, quando sento che le cose scivolano in basso, mi rimetto a fare quella seria, quella che medita, quella che prega il suo Sutra.

E sempre, quando ricomincio a farlo, succede che, insieme allo stare meglio, scopro delle cose. Come quando senti un rumore alla porta e apri per vedere che cosa succede ed è lì, quello che succede, e non hai più bisogno di spiegazioni o di ipotesi o di pensieri.

Di solito le cose che vedo quando apro la porta sono diverse da quelle che pensavo, un po’ come quando pensi che a casa tua ci sia un geco e invece trovi uno scarafaggio, per intenderci.

Così resto a guardare gli scarafaggi, e aspetto di capire cosa fare.

1 settembre

Tu non hai un anno in più, e io sì.

In questo anno sono successe delle cose, che non sai, e quindi ho pensato che valesse la pena di raccontartelo.

Mi sono messa a dieta, per prima cosa. Devi sapere che quella cosa, per cui io ero la bambina più bella del mondo anche se ero un po’ cicciotta e mi si fregavano le cosce insieme, dopo i 40 anni diventa un casino da gestire; e lo so che tu avevi abbracciato la filosofia di Franco, quella per cui bisogna scegliere tra la faccia e il culo; e lo so che tu avresti scelto la faccia; ma, cara mia, dal momento che hai avuto tutta la vita una taglia che andava dalla 38 alla 44, puoi immaginare che io, invece, abbia scelto il culo. Ma non preoccuparti, cerco di sorridere spesso per non farmi cadere la faccia.

Sono stata in vacanza in tenda. Mi immagino che mi guardi con orrore, ma, guarda, non è così male. Soprattutto se la vacanza dura pochi giorni, uno è buddista e quindi non prende pioggia, e ha un senso dell’umorismo ereditato dalla propria madre. Insomma, è andata benone. Ti dirò di più: da rifare. 

Sono stata anche all’Elba. È bellissima, l’Elba, davvero. Lì ho fatto un po’ la vicemamma, ma poco; e ho ricevuto in dono un anello. Questo, credimi, ti piacerebbe. Ma tanto, davvero. Lo porto anche di notte, per essere sicura di non perdere la magia che ci sta dentro, quindi, per favore, dagli un occhio perché io non lo rovini, che lo sai che sono un disastro.

Ho visitato l’Islanda. Sto facendo un sacco di cose che ti avrebbero fatto paura, e ho capito che la maggior parte delle paure che ho io erano tue, dannazione, e il mio stato di figlia unica ha fatto sì che tu me le abbia trasmesse tutte tutte, con una certa scientificità. L’Islanda, però, è il posto in cui non mi stupirei andassero a dormire le anime, e raramente io sono stata così intera e così felice.

Ho dormito molte notti vicino a chi amo. Non sono mai così sicura e così certa e così fiduciosa rispetto alla scelta delle persone, perché sai che sono un disastro e quando mi innamoro non capisco più nulla, però, insomma, insieme a lui dormo bene, e questo forse è un segno. O forse no, ma è comunque una cosa bella, e tant’è.

Tuo marito ha passato l’inverno senza ammalarsi, e questa è stata una benedizione enorme. Continua a essere l’uomo che hai permesso diventasse, e non sono sicura che tu abbia fatto un buon lavoro, credimi. Ma tu veglia su di lui, perché ne ha bisogno. E anche io ho bisogno che lui stia bene.

Pensavo, l’altra sera, che tra pochissimo saranno più gli anni che ho passato senza di te che quelli che ho passato con te, e che dire “mia madre è morta vent’anni fa” mi impressiona tantissimo. Una parte di me è rimasta lì, lo so, e non riesce a uscire dalla stanza in cui mi hai lasciato. Ma il resto di me, invece, ha fatto un sacco di cose, e nemmeno tutte cose venute male. Resta, però, che i miei ricordi si stanno disperdendo, come è normale che sia, e a volte ho paura di essermene inventata tanti, per non restare senza. 

E insomma, se ti va, ogni tanto vienimi a trovare. 

E buon (non) compleanno, mamma.