1 settembre

di Calexandrìs

Tu non hai un anno in più, e io sì.

In questo anno sono successe delle cose, che non sai, e quindi ho pensato che valesse la pena di raccontartelo.

Mi sono messa a dieta, per prima cosa. Devi sapere che quella cosa, per cui io ero la bambina più bella del mondo anche se ero un po’ cicciotta e mi si fregavano le cosce insieme, dopo i 40 anni diventa un casino da gestire; e lo so che tu avevi abbracciato la filosofia di Franco, quella per cui bisogna scegliere tra la faccia e il culo; e lo so che tu avresti scelto la faccia; ma, cara mia, dal momento che hai avuto tutta la vita una taglia che andava dalla 38 alla 44, puoi immaginare che io, invece, abbia scelto il culo. Ma non preoccuparti, cerco di sorridere spesso per non farmi cadere la faccia.

Sono stata in vacanza in tenda. Mi immagino che mi guardi con orrore, ma, guarda, non è così male. Soprattutto se la vacanza dura pochi giorni, uno è buddista e quindi non prende pioggia, e ha un senso dell’umorismo ereditato dalla propria madre. Insomma, è andata benone. Ti dirò di più: da rifare. 

Sono stata anche all’Elba. È bellissima, l’Elba, davvero. Lì ho fatto un po’ la vicemamma, ma poco; e ho ricevuto in dono un anello. Questo, credimi, ti piacerebbe. Ma tanto, davvero. Lo porto anche di notte, per essere sicura di non perdere la magia che ci sta dentro, quindi, per favore, dagli un occhio perché io non lo rovini, che lo sai che sono un disastro.

Ho visitato l’Islanda. Sto facendo un sacco di cose che ti avrebbero fatto paura, e ho capito che la maggior parte delle paure che ho io erano tue, dannazione, e il mio stato di figlia unica ha fatto sì che tu me le abbia trasmesse tutte tutte, con una certa scientificità. L’Islanda, però, è il posto in cui non mi stupirei andassero a dormire le anime, e raramente io sono stata così intera e così felice.

Ho dormito molte notti vicino a chi amo. Non sono mai così sicura e così certa e così fiduciosa rispetto alla scelta delle persone, perché sai che sono un disastro e quando mi innamoro non capisco più nulla, però, insomma, insieme a lui dormo bene, e questo forse è un segno. O forse no, ma è comunque una cosa bella, e tant’è.

Tuo marito ha passato l’inverno senza ammalarsi, e questa è stata una benedizione enorme. Continua a essere l’uomo che hai permesso diventasse, e non sono sicura che tu abbia fatto un buon lavoro, credimi. Ma tu veglia su di lui, perché ne ha bisogno. E anche io ho bisogno che lui stia bene.

Pensavo, l’altra sera, che tra pochissimo saranno più gli anni che ho passato senza di te che quelli che ho passato con te, e che dire “mia madre è morta vent’anni fa” mi impressiona tantissimo. Una parte di me è rimasta lì, lo so, e non riesce a uscire dalla stanza in cui mi hai lasciato. Ma il resto di me, invece, ha fatto un sacco di cose, e nemmeno tutte cose venute male. Resta, però, che i miei ricordi si stanno disperdendo, come è normale che sia, e a volte ho paura di essermene inventata tanti, per non restare senza. 

E insomma, se ti va, ogni tanto vienimi a trovare. 

E buon (non) compleanno, mamma.