Lunedì 

di Calexandrìs

Ogni tanto mi si squarcia la coscienza su dei pensieri, e di solito sto facendo la doccia, e devo scriverli prima che vadano via, perché metti che poi mi servano, tipo che tre anni dopo mi tornano su con qualche app e io penso “madonna ma com’ero intelligente”; così li scrivo, perché voglio trovarmi tra anni a pensare che ero intelligente e farmi una carezza per stasera, che sono intelligente e ho bisogno di carezze.

E lo squarcio di stasera sono due frasi che mi diceva sempre il mio mago, e che sono che non esiste la felicità, ma solo attimi di felicità, e che non esiste l’amore, ma esistono solo prove d’amore.

Ed è la prima, che sento nello stomaco stasera, perché mi rendo conto che in automatico faccio l’elenco delle cose che vanno, mi concentro per metterci sopra la luce e vederle bene, perché la felicità è amare ciò che si ha già, non partire per conquistare quello che non si ha.

E so che questo esercizio che mi tiene sorridente e allineata – oh, credo di non essere mai stata così sorridente e allineata in vita mia – poi ha come effetto collaterale che poi uno non vuole più niente, o non sa che cosa vuole, perché la strada per la felicità è fatta di te che arretri di fronte a dei no.

Prima a dei no pronunciati; poi dei no ipotetici; poi dei no probabili; poi dei no che magari potrebbero essere dei sì, ma a un certo punto si sta così bene ad amare ogni piccolo dettaglio insignificante della propria esistenza che a farsi dire di no uno non ha più voglia nemmeno di rischiare.

E penso che volere poco, ma anche nulla, ma anche meno di nulla, sia quella cosa per cui ogni giorno mi alzo con l’idea che ho 24 ore davanti che sono vita, e voglio viverle tutte e 24 mentre sono nel presente, senza sogni e senza bisogni che non siano di essere contenta di me, di come mi stanno le sopracciglia e di come io abbia un bellissimo paio di scarpe nuove dallo scorso anno, ancora mai messe, che è come avere un regalo di Natale da scartare a Pasqua.

E la cosa più bella è che non mi interessa che arrivi Pasqua, perché ogni giorno può essere bello; anche senza regali da scartare.