Aria di casa

di Calexandrìs

E così dieci minuti fa ero fuori, a piedi, e camminando respiravo questa aria di autunno, fresca, pulita.

E per un istante non sono più stata a Firenze e non avevo i capelli biondi.

Ero a a Torino, e avevo trent’anni. e tornavo a casa ed era notte, molto più tardi di adesso, e io tornavo da una delle mille sere in cui fingevo di essere felice, frignavo di nascosto e invece ero felice davvero, e non lo sapevo.

E ho avuto nostalgia per quella scema che sono stata, a buttare tutto all’aria perché non sapevo stare da sola, ma soprattutto ho avuto nostalgia per quella sensazione di completezza, di libertà, di coraggio, di immortalità, anche, che sentivo allora, in cui credevo che nulla potesse rompermi.

E mi guardo indietro e penso che sono stata così fortunata ad avere vissuto una cosa così; e che se oggi sono la donna che sono e non mi sono buttata giù da un cavalcavia a caso, ecco, è stato soprattutto perché in quegli anni ho imparato a essere me, nel bene e nel male. E a vivere con me, che non è facile.

E però per un istante ho avuto un magone grosso, perché quel passato è passato, e quei piedi leggeri, quella sensazione di soddisfazione pienezza totalità e calore non l’ho più avuta così brillante in fondo al cuore.

E mi sono resa conto che non ricordo nemmeno un giorno, di quei miei duemila giorni, in cui io avessi sentito freddo.

E, come è scritto in un messaggio che mi è appena arrivato, era un vento di giovinezza.

Era un così bel posto.